L’arte e la psicologia

L’arte, da sempre, è considerata un’importante forma di comunicazione, che riesce a dire più di quanto possano fare le parole. Attraverso le varie forme di arte gli artisti hanno potuto esprimere i loro pensieri, sentimenti, la loro visione del mondo.

Numerosi psicologi si sono impegnati nello studio delle produzioni artistiche e della personalità dei loro autori, rilevando relazioni tra l’opera e la vita dell’artista.

Lo stesso S. Freud, padre della psicoanalisi, era attratto dall’arte e dalle sue manifestazioni, definì l’artista “uomo che si distacca dalla realtà giacché non riesce ad adattarsi alla rinuncia al soddisfacimento pulsionale che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita della fantasia” (1911).

Dopo di lui, molti altri tentarono di approfondire la complessità dell’argomento e alcuni psicologi iniziarono a vedere nell’arte una via per la cura di problematiche della persona, anche per quegli individui non particolarmente dotati dal punto di vista creativo.

Le terapie artistiche sono oggi utilizzate per la riabilitazione L’espressione della propria creatività dà un aiuto non indifferente all’individuo per ridurre l’inconsapevolezza e la negazione della disabilità, sviluppare l’autonomia personale, sviluppare le relazioni sociali. 

Tra le forme di arte maggiormente utilizzate in ambito clinico si possono menzionare:

– La poesia: è utilizzata per il trattamento dei disturbi emotivi ed affettivi. Le strategie usate sono l’acquisizione, lo sviluppo e l’utilizzo del linguaggio poetico, la modulazione della sfera emotiva e razionale, la presa di coscienza del proprio stato emotivo. I pazienti vengono invitati a produrre delle poesie, e sono aiutati da colloqui di gruppo, libri, video e stimolazioni sensoriali, quali immagini, profumi, suoni.

– Il teatro: attraverso la recitazione i pazienti riscoprono il piacere di giocare con sé e gli altri, acquisiscono la capacità di improvvisazione e scoprono che non sempre l’inesprimibile è davvero tale. Dal punto di vista fisico, i soggetti sono invitati a muoversi per la stanza, a parlare con volume alto e scandire chiaramente le parole, a ravvivare la gestualità, richieste che aiutano la persona che ha subito lesioni neurologiche ad allenare l’espressività in maniera divertente.

– Il disegno e la pittura: per acquisire capacità di rappresentazione fantastica e copia dal vero, dare forma e colori alle emozioni. Durante questa attività, i pazienti potenziano le capacità di coordinazione visuo-motoria, compiono movimenti fini e precisi, traendo di conseguenza giovamento anche per ciò che concerne il punto di vista strettamente motorio.

– La musica e il canto funzionale: permette di riscoprire possibilità comunicative non verbali, sviluppare l’autopercezione attraverso la correlazione e l’interazione corpo-suono.

– Esperienza motoria: per sperimentare liberamente le capacità motorie individuali attraverso sequenze armoniose. Si impara a comunicare anche attraverso il corpo, a sviluppare un modo particolare di conoscere gli altri che va al di là della parola o dello sguardo.

L’arte viene utilizzata da alcuni psicologi come una forma di psicoterapia. Le forme più conosciute in questo settore sono lo psicodramma e la musicoterapia.

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Musica e memoria

In una celebre clinica neurologica di New York medici e terapisti fanno cantare i malati di Alzheimer scoprendo che la musica può creare nuove memorie. Dicono gli studi che bastano dieci mesi di terapia musicale perchè i pazienti migliorino le prestazioni nei test cognitivi anche del 50 per cento. Il famoso neurologo Oliver Sacks (Risvegli) ha osservato il potere della musica e della canzone in particolare sui pazienti con Parkinson. Un esempio: un paziente si muoveva troppo velocemente nella parte destra del corpo e troppo lentamente nella sinistra. Però quando si metteva a suonare le sue mani si muovevano in perfetta sincronia. La musica serve in altri casi: può aiutare i bambini prematuri a guadagnare peso, i bambini autistici a comunicare, che ha avuto un infarto a tornare a parlare, i pazienti psichiatrici a controllare ansia e depressione. E in maniera sempre più determinante la musica ha una funzione nel recupero della memoria, perchè attiva emozioni che stimolano aree del cervello che non funzionano bene o non funzionano affatto come nel caso di malattie degenerative. Continua a leggere