RITARDATO!

Sono incavolata. Passatemi il termine, peraltro molto “leggero”. Sono incavolata con alcuni e sottolineo alcuni dottori, alcuni insegnanti, alcuni psicologi, alcuni colleghi. Alcuni. Sono incavolata con quelli che dicono “ritardo mentale” a cui fanno seguire un lungo sospiro nel quale troviamo “cosa vuole farci… è così”. Sono incavolata con i misuratori di Qi. Quelli per cui o sei dentro o sei fuori. Quelli che vedono il prodotto e non il processo cognitivo.

Ecco l’ho detto. Che sono incavolata. Perchè ne sento di tutti i colori.

Insegnanti che si lamentano di avere una classe con troppi bambini con problemi e di quanto stavano bene quando l’anno prima avevano quella classe dove erano tutti “normali”.

Gli “psico” i “med” e quanti altri vedono i bambini una volta ogni sei mesi (se va bene), offrono indicazioni a scuola e a famiglia su come “compensare” ma ai quali non sento dire nulla rispetto a “promuovere “, “sollecitare”, “favorire”, “potenziare”.

Una frase che mi ha colpita molto. Incontro scuola-famiglia-servizi-professionista privato (io). La psicologa dei servizi a me “Guarda non vale neanche la pena è un ritardo importante. Cosa vuoi fare.” Cosa vuoi fare?????????? Posso fare tante di quelle cose che nemmeno puoi immaginare! Ecco che torna l’incavolatura. Ma si scriverà incavolatura?

Solo il fatto di prendersi cura di questi bambini, di offrire loro possibilità, strumenti, riflessioni mediate da noi. Solo questo li aiuta ad apprendere e li aiuta a non sentirsi i “diversi”, i “ritardati”.

Io sono per una pedagogia della modificabilità e per l’ educazione cognitiva. E contro le etichette.

Tè, biscotti e riabilitazione

Da qualche tempo ormai ho iniziato a fare riabilitazione con un’attenzione particolare alla persona. Con il tempo, parlando con genitori, bambini e ragazzi reduci da percorsi riabilitativi in questa o quella struttura, ho iniziato a porre attenzione agli aspetti che rimanevano ben impressi nella mente di chi queste strutture le aveva frequentate. E qui ve le riporto.

“Dottoressa, praticamente abbiamo passato più ore in sala d’attesa che nello studio del dottor…”, “L’incontro dura circa 45 minuti ma arrivano sempre telefonate e non facciamo in tempo a fare molte cose”, “Non mi chiedeva mai come stavo”, “Mi sembra di stare a scuola a fare i compiti”, “Mi annoio”, “E’ brutto e vecchio”, “Usciva per fumare”, “Piange sempre perchè deve stare seduta al tavolo tutto il tempo”…ecc…

E sto parlando di esperienze diverse. Ma spesso accomunate da questo sentimento di dispiacere, noia, disgusto, sofferenza in alcuni casi. Io, d’altro canto, come professionista privata, avevo già ritenuto importante creare la giusta accoglienza nello studio professionale dove opero, con una particolare attenzione agli ambienti. Una saletta d’attesa accogliente, con giochi, riviste e libri. Tempi più lunghi per l’intervento. 60 minuti che spesso diventano molti di più.Se non altro era il giusto servizio da offrire a chi “investiva” il suo denaro nel mio lavoro.

Ma soprattutto la mia attenzione andava alla relazione, il primo ed indispensabile strumento di lavoro. A costo di sentire da qualche genitore la frase. “Ma quando inizierà mio figlio a fare qualcosa?” (Come se conoscersi, aprirsi, entrare in relazione, giocare, comunicare, e quindi, acquisire maggiore sicurezza e autostima, siano un “non fare”).

Ma è dopo aver ascoltato con attenzione le persone che hanno gravitato intorno al mio studio che ho concretizzato ancor meglio la mia idea. Così l’incontro di rieducazione è di tipo assolutamente pedagogico. E’ un incontro tra un professionista (io) e una persona davanti ad un tè con i biscotti. E da quel momento lavoriamo così. I ragazzi vengono volentieri, si raccontano, si sentono a loro agio, e ce la mettono tutta, trovando una nuova motivazione ad apprendere.

Ogni tazza di tè rappresenta un viaggio immaginario.

Catherine Douzel

DSA un approccio “misto”

Questo articolo vuole essere un po’ il racconto, diario, della mia esperienza di riabilitatore con bambini con difficoltà negli apprendimenti. Nel corso della mia esperienza anche il mio approccio verso la riabilitazione si è modificato, grazie all’incontro con altri professionisti, professori universitari e teorie, ma soprattutto per l’incontro con gli stessi bambini. Ne  consegue che alla fine dei conti mi sono ritrovata a fare una specie di “fusione” di tutto quello che avevo sentito, sperimentato e dei risultati del lavoro svolto, perfezionando e maturando un vero e proprio metodo. E’ chiaro che in tutto ciò la prima cosa importante che ho capito è che non esiste un vademecum dell’approccio terapeutico che vada bene con tutti. Questo perchè per molti versi chi ha una difficoltà nell’apprendimento non ha solo quella. Potrei incontrare infatti un bambino con DSA e con bassa autostima, un filo di voce e un tono generale basso. Oppure un ragazzo con DSA e difficoltà nella relazione con i propri coetanei in piena adolescenza, con tutto quello che ne consegue. Oppure ancora un bambino con DSA e una forte impulsività. Ma allora: dovrei forse trattare tutti allo stesso modo? Dovrei propinare loro un software di allenamento e basta? Dovrei renderli consapevoli della loro difficoltà offrendo loro strumenti compensativi e basta?Io credo ed ho sempre creduto che sia importante valutare una situazione in senso “olistico”. Una persona è un insieme di cose, è assolutamente e del tutto peculiare. Se al mio bambino piace muoversi dovrò trovare il sistema di farlo leggere sfruttando il suo stesso movimento e sapendolo incanalare le sue energie nel modo più giusto.

Ecco da cosa nasce il metodo misto. Dalla consapevolezza che c’è qualcosa di buono in ogni strumento di intervento riabilitativo, ma che lo strumento da solo non basta. Non basta infatti: la psicomotricità, non basta il software, non basta l’esercizio, non basta la coordinazione oculo-manuale, la fissazione, l’equilibrio posturale, non basta la motivazione… Nessun intervento, DA SOLO, basta a se stesso. E’ importante che l’intervento sia globale e assolutamente personale.

Ecco allora che per esempio oggi con M. , dislessico, disortografico e impulsivo, poco motivato ad apprendere per effetto della continua frustrazione, sono molte le attività riabilitative offerte. Attività in piedi alternate ad attività seduto. Come si può pensare infatti di tenerlo per un’ora seduto alla scrivania dello studio? Attività che mettono in gioco tutto il suo sistema nervoso: come la lettura sulla pedana propriocettiva. Che ha come effetto quello di regolare il tono muscolare, riequilibrare la postura (importante aspetto della lettura che spesso viene sottovalutato), e di esercitarlo alla lettura nell’ottica di qualsiasi software prodotto e in commercio. Già perchè le attività proposte da un “… Edizioni Erikson” sono attività più che valide e che utilizzo volentieri, ma che di per se stesse non bastano. Non basta farlo lavorare esclusivamente al pc, seppur con attività accattivanti, anche da un punto di vista visivo. Le stesse attività possono essere estrapolate, stampate su carta (magari con carattere 16 e interlinea 1,5 … ottimale per la lettura di un dislessico) e “giocate”. Giocate con il corpo, con la voce, con il movimento, con l’equilibrio. Quanto ci guadagna in più il bambino che può fare una lettura sillabica per esempio in equilibrio? Oppure scandita da battito di un tamburello (temporalizzazione), oppure ancora abbinandola a giochi per l’emissione vocale e la corretta respirazione (sarà meno ansiogeno leggere se ho la possibilità di emettere l’aria nel modo più corretto scaricando in questo modo anche la conseguente tensione che si produce nel lettore in difficoltà?). E così il bambino non è costretto a stare sempre e solo seduto nell’esecuzione di un compito. E nella sua mente si farà largo anche il pensiero che “in fondo leggere può essere anche un’attività divertente seppur faticosa”. E così potremmo ottenere un riavvicinamento al piacere della lettura, molto difficile da ottenere in questi bambini.

Quello che ho visto con il tempo e l’esperienza è che è possibile fare molte cose e stimolare il bambino a più dimensioni. La cosa più importante è avere una mente aperta. E non secondariamente: alzare il sedere dalla sedia e fare insieme a lui, saltando, correndo, giocando… facendo fatica. Se un riabilitatore, un professionista dell’intervento non si alza mai, non lo vedete mai in scarpe comode o da ginnastica… umz…. ma che farà tutto il tempo??? 🙂

Piccolo vademecum per genitori alle prese con bambini e ragazzi con difficoltà scolastiche

LEGGE SULLA DISLESSIA

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dislessia/dm_20110712.pdf

 STEP PER LA DIAGNOSI

–       prima valutazione e primo intervento. A distanza di 6 mesi a seguito dell’intervento si procede con una nuova valutazione.

–       In caso di “diagnosi di DSA”: far protocollare la diagnosi. Che cosa vuol dire protocollare? La segreteria della scuola deve mettervi un numero preso dal registro del protocollo. Con questo si attesta ufficialmente che la scuola ha ricevuto la documentazione.  Il numero di protocollo deve essere messo sia sulla copia che depositate sia su quella che rimane in vostro possesso. Insieme alla diagnosi si consiglia di fare la richiesta per poter accedere ai documenti amministrativi e ai verbali di classe in modo da poter conoscere le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi che si intendono utilizzare.

–       Stesura del PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO

–       Individuazione di strumenti compensativi

–       E’ possibile fare richiesta alle insegnanti di diminuzione dei compiti nei giorni in cui il bambino è in riabilitazione

–       Nel momento di cambio di scuola: è importante chiedere un colloquio con il Dirigente Scolastico  per esporre la situazione e capire se c’è un insegnante di riferimento per i DSA.

DSA: DI COSA STIAMO PARLANDO?

 

I disturbi specifici dell’apprendimento sono i seguenti:

Dislessia: difficoltà nella lettura

Disgrafia:  difficoltà nella scrittura

Disortografia: errori grammaticali, mancanza di doppie, inversioni di lettere…

Discalculia: difficoltà nei calcoli e nella memorizzazione delle tabelline

Nota bene: La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara.

IL BISOGNO DI MOVIMENTO

Siete mai stati fermi vicini ad un bambino con DSA? Potreste diventare immediatamente insofferenti. Più sono giovani e meno stanno fermi, e a voi sembrerà di soffrire il maldimare. Un bambino con disturb dell’apprendimento   ha bisogno di muoversi, tanto e continuamente, almeno con una parte del suo corpo, e che il movimento può sembrare eccessivo ed essere scambiato per sindromi che non ha. Il bambino, quando si costringe a stare fermo, si sente male, ad alcuni comincia a girare la testa ed hanno la sensazione che il mondo intorno a loro non sia fermo ma giri o ondeggi, alcuni provano malditesta o nausea, alcuni cominciano ad avere dei problemi di percezione visiva, alcuni provano sensazioni di soffocamento e panico, alcuni perdono il senso dell’orientamento. I DSA tengono il mondo fermo muovendosi! C’è tanta energia che deve uscire dal corpo… e deve uscire!

A casa i ragazzi possono fare giochi e mille lavori di creatività, possono fare sport ed usare la bicicletta. E’ a scuola che soffrono terribilmente e pur di muoversi masticano le penne e le matite, scorticano le gomme e le riducono in mille pezzetti, accoltellano il diario e i quaderni, disegnano sul banco,imbrattano i muri, tagliano i vestiti propri e dei compagni, insudiciano i libri e i quaderni, si mettono a giocare con carte e pupazzetti portati da casa, cercano di mangiucchiare la merenda. Non è un problema di disciplina per i DSA, è un disagio molto grosso che viene sfogato in maniera scorretta verso se stessi, i compagni, gli insegnanti, i beni propri ed altrui.

Sappiate che il movimento e la stimolazione tattile permettono di imparare molte cose e facilitano la comprensione di quello che viene spiegato in classe.

Ci sono alcuni piccoli stratagemmi per aiutare un alunno a stare al banco e muovere solo le dita, la mano, un piede senza distrarlo e senza dare fastidio ai suoi compagni. E’ importante conoscere I tempi del bambino: per esempio un bambino può lavorare abbastanza bene seduto al banco mezz’ora. Poi possiamo dargli un incarico per farlo alzare e “canalizzare” all’esterno la sua frustrazione. (Vedi sezione: Organizzazione)

PERCEZIONE E IMMAGINI

I DSA, che sono molto più numerosi, e vari, di quello che si possa pensare, usano il cervello a modo loro. Fanno una gran fatica ad imparare in maniera linguistica perchè vivono in un mondo a più dimensioni e a volte in più mondi reali e fantastici contemporaneamente,  imparano in 3D dove tutti i sensi sono coinvolti. I disprassici fanno fatica ad apprendere cose che non conoscono dalle descrizioni, imparano sperimentando, guardando, annusando, ascoltando, gustando, toccando. Creano in continuazione nell’arco della loro vita. Solo dopo aver conosciuto una cosa, un materiale, una persona, possono riconoscerla in fotografia, successivamente in un disegno dettagliato, ed in sequenza in un disegno semplice, in uno schizzo, in un simbolo.

Non sottovalutate mai la qualità di una fotografia o di un disegno in un libro, in una verifica, in un test, un’immagine “non leggibile” può falsare il risultato. Le fotocopie dovrebebro essere sufficientemente grandi e meglio a colori.

Spesso un bambino con DSA ama disegare solo ciò che gli riesce bene. Stimolare il bambino all’osservazione della realtà e al disegno non è cosa semplice. Molto spesso questi bambini sono dei costruttori, leggono la realtà e apprendono più nel fare che attraverso un disegno. Potrebbe essere più utile proporre una pasta modellabile per realizzare un imagine che foglio e matita.

NON AMANO LA LETTURA. LEGGERE PER LUI

L’importante è leggere!

e se non puoi leggere? Se non riconosci i simboli? se non non puoi tenere fermi i simboli sul piano? se il piano continua a fluttuare nello spazio e nel tempo? se continuano a crearsi abbagli e macchie sul piano? se non capisci quello che leggi? se è terribilmente noioso quello che leggi e ti estranei?

E’ molto impegnativo lavorare su tutti i fronti per riuscire a leggere senza fare più così tanta fatica. Trovare soluzioni per individuare tempo, spazio, piano e posizione per ogni simbolo, ricordarsi di dare un suono diverso allo stesso simbolo quando è fermo in una certa posizione, escogitare sistemi per ridurre gli abbagli e le macchie, farsi piacere quello che non ci interessa affatto leggere, è tutto come un lungo percorso in salita. Chi, scegliendo di fare una passeggiata, impara a camminare prendendo sempre il percorso più arduo? quello pieno di buche, con ripide salite e discese, con i sasolini che ti fanno scivolare?

Non mettere il bambino in condizione di rinunciare a camminare perchè le strade proposte sono troppo difficili. Se lui si ferma, e lo lasci lì, non vedrà nulla che gli permetterà di voler fare la strada in qualche modo, non imparerà a riconoscere in anticipo gli ostacoli.

Leggi per lui, tanto, tantissimo, sin da piccolo. Mostrare i libri pieni di vita, colori e disegni. Interpretare e dare il tono alle frasi. Essere per lui la bicicletta che lo porta per la strada liscia ma anche piena di buche, in pianura ed in collina, con il sole, la pioggia, l’aria che gli sfreccia attorno

A questo proposito è importantissimo ricordare che il bambino con DSA se legge ad alta voce non comprende pienamente ciò che ha letto. E’ importante quindi per qualsiasi compito di ocmprensione del testo, per le consegne, per lo studio, leggere al suo posto in modo che lui possa ascoltare e comprendere. Non chiediamogli un compito di lettura se l’obiettivo è la comprensione. La lettura dobbiamo lasciarla ad altri momenti.

I DSA apprezzano i libri con le immagini tridimensionali, non ha importanza se escono dal foglio, E’ utile per i bambini piccoli avere più libri che valorizzino le immagini, e tra questi alcuni con fotografie al posto dei disegni. Le foto possono raffigurare persone, animali, luoghi, oggetti oppure riproduzioni di questi. Per quelli più grandi esistono libri create apposta per loro, molto più facili da consultare e quindi più stimolanti.

QUESTIONE DI ORGANIZZAZIONE

Tante materie, tanti libri, tanti quaderni… per il bambino con DSA è indispensabile l’ordine. Dobbiamo aiutarlo in questo. Come?

Una camera ordinate, uno spazio per studiare.

Alla parete: ogni materia (libri, quaderni e attrezzi) è separata dall’altra.

In corrispondenza di ogni materia, un cartellino con l’immagine della materia, la sigla dei giorni ed orari in cui c’è la materia e il nome dell’insegnate

Sul muro la tabella oraria settimanale per immagini e sotto il calendario verticale per il mese corrente. Può essere utile realizzare un calendario settimanale con tutte le attività anche extra scolastiche e relative alle routine familiari (sveglia, colazione, pranzo…). Questi accorgimenti sono fondamentali!!!

LE PROVE INVALSI

Le prove INVALSI non aiutano molto gli studenti, Per un DSA la prova Invalsi è un salto nel vuoto. Può avere una fortuna sfacciata come può fare un disastro e il risultato non dipende dalle sue abilità. Non ha importanza quanto si studia e ci si applichi durante l’anno scolastico, quante prove come esercizio preparatorio vengano svolte prima dell’esame… il risultato può essere molto deludente perchè non tiene conto dello stato emotivo dello studente in quella giornata, della comprensione del testo sotto stress, del numero e della maniera in cui sono formulate le domande, di come sono rappresentate graficamente e di come pensano i DSA. Ovviamente non si tiene conto neanche della voglia di fare il test e del grado di collaborazione… ci sono ragazzini che mettono le crocette a caso pur di togliersi l’impiccio il prima possibile.

Che fare? Applicare le norme per i dislessici spesso non è sufficiente. Si tratta di dare più tempo ai ragazzini con DSA. Ma se è vero che i dislessici possono aver bisogno di più tempo per leggere, è anche vero che un disortografico non sa che farci di più tempo a disposizione se non lo si lascia consultare il dizionario. Le scelte devono essere concordate con gli insegnanti. Non esiste una regola valida per tutti, ma dipende in larga parte da come sono I ragazzi, dale caratteristiche individuali.

MEMORIA E STUDIO

Per aiutare i bambini con DSA è utile proporre la trasformazione di sequenze di frasi da memorizzare in sequenze di immagini. Ecco che una poesia per esempio può essere rappresentata cercando e ritagliando nei libri figure che aiutano la memorizzazione e che devono poi essere disposte secondo una successione temporale.

Nello studio ciò si fa ancora più significativo. E’ indispensabile costruire le così dette mappe concettuali. Ne esistono già in uso su alcuni siti internet ma può essere bello realizzarle costruendo appositi quaderni divisi per materia.

Sono rappresentazioni grafiche di un insieme di concetti (= regolarità) in relazione tra di loro.
Si tratta di strutture concettuali nelle quali le informazioni su un certo argomento vengono rappresentate mediante nodi semantici (concetti) e legami commentati (etichette di testo).

 1. Si mette, racchiuso in un box, il concetto principale al centro o al
vertice dello ‘schema’.
2. Si sistemano gli altri concetti connessi al principale e tra loro con generalità 
decrescente (un concetto generale infatti è formato da altri concetti più specifici connessi tra loro).
3. Si stabiliscono le relazioni tra i concetti attraverso linee-legame o anche frecce.
4. Sulle linee e le frecce si esplicitano le diverse relazioni tra i concetti (etichette di testo).

QUADERNI E PENNE

Nella seconda metà del primo anno di scuola elementare le maestre propongono l’uso della penna cancellabile. Per il bambino disgrafico, disortografico e disprassico passare alla penna e al quaderno con le righe all’inizio è un sollievo. Il quaderno a quadretti, anche quello di 1 cm, crea disagio visivo a diversi DSA.

Le Paper Mate cancellabili sono ottime penne ma non sono adatte ai disprassici, disgrafici e disortografici. La mano fa male, la penna smette di funzionare correttamente dopo pochi giorni, il quaderno si riempie di aloni colorati, le mani sono sempre sporche e le scritte in parte si cancellano da sole.

La mano fa male perchè il bambino disgrafico e disprassico è costretto ad impugnare la penna con troppa forza. La Paper Mate cancellabile classica è a sezione circolare, impugnandola con forza preme eccessivamente su una terminazione nervosa del dito medio procurando tensione, dolore e crampi. Anche altri punti della mano sono doloranti per l’utilizzo eccessivo dei muscoli.

Smette di funzionare procedendo a saltelli nel rilascio del colore perchè l’innovazione di questo colore è la capacità di essere cancellabile grazie all’attrito della gomma. L’attrito provoca calore, il calore permette di rimuovere il colore. Una mano a temperatura normale non ha l’inconveniente di impedire al colore di stendersi sulla pagina, la mano bollente del bambino DSA invece manda in tilt la penna. Se fatta raffreddare la penna di solito riprende a scrivere, ma a scuola, quando sono costretti ad usare una sola penna alla volta e per lungo tempo, i bambini rischiano di rovinare tutto il colore e dover buttare la penna. Se un bambino è in difficoltà a scrivere non gli si può complicare la vita facendogli usare una penna che non scrive!

Le mani bollenti passano sulla pagina, si portano via il colore e lo diffondono tutto intorno creando aloni sgradevoli, le scritte sono meno leggibili e le mani sempre sporche. Prima di accusare i bambini o alunni di essere dei pasticcioni toccategli le mani… sono bollenti? Avete due soluzioni possibili: intervenire sul bambino o intervenire sulla penna.

Riassumo: il bambino disprassico e il bambino disgrafico hanno dolore alla mano quando scrivono e necessitano di una penna a sezione comoda ( di solito triangolare) che gli permetta di impugnarla senza contrarre troppo i muscoli e senza che questa schiacci i nervi delle dita. L’inchiostro deve essere fluido e scorrevole e non risentire del calore della mano.

La Paper Mate ha una penna economica a sezione triangolare che non è niente male e regge abbastanza bene anche le rosicchiature si trova anche in confezione da 4 con i classici colori utili per la scuola (blu, nero, rosso e verde)

La Stabilo è piacevole, con una forma che attira molto l’attenzione, anche in classe (mettete in conto che potrebbe essere persa facilmente nonostante la possibilità di inserire una etichetta con il nome del bambino). Il colore esce abbastanza bene ma il blu cancellabile risente del solito problema del calore della mano. La penna si trova in 4 colori di plastica e i refill esistono anche in altri colori rispetto al classico blu. C’è una versione per destroidi ed una per mancini. Nella confezione sono compresi alcuni refill (è difficile trovare i refill in commercio, questo vale per molte marche). E’ una penna eccessivamente costosa considerando che è per uso scolastico.

Guardatevi in giro, ci sono tante proposte di penne a sezione triangolare o con gommini sull’impugnatura che potrebbero rendere la scrittura più piacevole, più pulita e meno dolorosa. Provate, sperimentate e se le penne non sono troppe costose provate anche quelle per ragazzi più grandi o per ufficio.

Alcuni bambini trovano più comodo utilizzare per scrivere i pennarelli a punta più o meno sottile. Da una parte c’è il grande vantaggio di non trovare attrito sulla carta e poter lasciar andare la mano più facilmente, dall’altro ci sono vari inconvenienti che bisogna tener presenti:

se il bambino si ferma in un punto con la penna non succede nulla, se lo fa con un pennarello fora il foglio

se il quaderno è di fogli sottili il colore del pennarello sarà visibile anche sul retro del foglio, e in alcuni casi passerà sugli altri fogli

se il bambino sta passando una giornata no, o se non ha ancora padronanza della forza che imprime sul pennarello, potrebbe bucare il foglio e spaccare o rovinare la punta

se il bambino è un masticatore, rosicchiatore, può fare dei bei danni in classe se la saliva arriva al feltro, oltre che ritrovarsi la bocca e le mani colorate.

Una maniera per abituarsi al pennarello e scoprire tutte le sue caratteristiche è quella di giocare su un foglio di carta facendo dei ghirigori. Se i danni sul quaderno sono eccessivi, o se la lettura del retro diventa impossibile, meglio tornare alla penna.

PER GLI INSEGNANTI

L’insegnante deve:
- riconoscere e accogliere realmente la “diversità”;
- parlare alla classe e non nascondere il problema;
- spiegare alla classe le diverse necessità dell’alunno e il perché del diverso trattamento;
- collaborare attivamente con i colleghi per garantire risposte coerenti al problema;
- comunicare con i genitori

Le cose da non fare:
- far leggere il bambino a voce alta
- correggere tutti gli errori nei testi scritti
- dare liste di parole da imparare
- farlo copiare dalla lavagna
- farlo ricopiare il lavoro già svolto, perché scorretto o disordinato
- paragonarlo ad altri

E’ molto importante la comunicazione tra scuola e familgia.

Assicurarsi che il bambino scriva I compiti corretti sul diario e aiutarlo se sono complessi.

LA PREVENZIONE DEI DISTURBI DI APPRENDIMENTO ATTRAVERSO LA PSICOMOTRICITA’ FUNZIONALE

Le funzioni psicomotorie sono manifestazioni dell’attività del sistema nervoso centrale e si sviluppano dalla nascita fino all’adolescenza, ciò significa che lo sviluppo psicomotorio si prolunga durante tutto il periodo della scolarità obbligatoria, superando l’arco della scuola elementare. Come dimostrato dai lavori dei francesi Le Boulch ,  Vayer e Soubiran. Le funzioni psicomotorie devono svilupparsi in questo periodo insieme alle funzioni sensoriali e percettive che si trovano alla base delle “funzioni cognitive” rappresentate dalla ricezione sensoriale dell’informazione, dalla relativa organizzazione percettiva e dal prolungarsi della strutturazione percettiva con la rappresentazione mentale. L’insieme di queste funzioni cognitive e la sua interazione con le funzioni mentali quali la logica, origina l’evoluzione dell’intelligenza, da quella senso-motoria fino a quella operatoria,  secondo la descrizione di Piaget. Obiettivo dell’attività psicomotoria collegata allo sviluppo del linguaggio è  quello di consentire uno sviluppo regolare della funzione simbolica, verbale e grafica, collegata con la rappresentazione mentale della realtà corrispondente.

I prerequisiti  funzionali   agli apprendimenti scolastici  sono dunque prevalentemente corporei e motori, il cui sviluppo, collegato a quello del linguaggio espressivo, risulta essere l’elemento  facilitante la scolarizzazione del bambino. Questa condizione dimostra che non è  così importante lo sviluppo dell’intelligenza nel determinare i disturbi di apprendimento. Spesso è proprio la mancanza di un adeguato sviluppo delle percezioni estero e propriocettive che  non consente al bambino di avere un’adeguata rappresentazione mentale. Per tale motivo l’attenzione educativa posta al servizio dell’accertamento di questo sviluppo, e l’eventuale integrazione o riabilitazione terapeutica degli aspetti psicomotori carenti, sono le condizioni di base su cui bisognerebbe far convergere l’attenzione degli insegnanti e dei genitori.