Pre-requisiti alla letto-scrittura

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Oggi vorrei raccontarvi questo gioco che faccio spesso con il mio bambino che sta frequentando la scuola dell’infanzia. Vi premetto che il maschietto in questione è completamente disinteressato a tutto quello che è “esercizio di stile”: disegna solo per piacere, scrive uno scarabocchio convinto che sia il suo nome, ascolta molte letture, ma non vuole fare nulla se ha il minimo sospetto che si tratti di un esercizio o di una verifica di una sua prestazione.

Tuttavia come tutti i bambini, quando l’attività è presentata come un gioco, non solo si dimostra favorevole e propositivo ma fa un vero e proprio apprendimento. Insomma, in poche parole, impara spontaneamente, inconsapevolmente, senza fare fatica e divertendosi. Ed è proprio questo che dovrebbe fare una buona educazione e didattica dell’apprendimento. Fare, divertirsi e imparare senza giudizio. E chi ben comincia è a metà dell’opera. Il bambino che frequenta la scuola dell’infanzia non è certo un bambino che deve imparare a leggere e scrivere. Ma può essere un bambino che si avvicina agli apprendimenti propri della scuola primaria con grande spontaneità e che fa tutte quelle azioni che si chiamano “pre-requisiti”.

Molto spesso cadiamo nell’errore di insegnare qualcosa troppo precocemente e basando l’apprendimento solo sull’imitazione (Esempi. Copia il tuo nome su un foglio. Conta come una filastrocca… e via dicendo). Ma in questo modo il bambino ripete in modo schematico senza aver acquisito il concetto (e quindi senza un grande ragionamento di fondo). Come a dire. Arriviamo subito al punto senza attraversare la linea.

Il bambino ha bisogno invece di fare un percorso e di maturare alcune competenze definite di base che ritroverà spesso negli apprendimenti successivi e che saranno quindi più semplici e accessibili. Prima di imparare a scrivere o a leggere per esempio è molto utile che il bambino conosca:

  • le forme: le lettere sono costituite da forme (linee, orizzontali, verticali, oblique e curve, semicerchi e cerchi) orientate nello spazio
  • l’orientamento sinistra/destra
  • il suono: è il suono che viene emesso per una lettera (il suono non è il nome della lettera nell’alfabeto) ovvero il fonema. Può essere importante quindi abituare il bambino ad ascoltare il suono/fonema iniziale di una parola

Uno strumento/gioco che mi piace molto sono le lettere di legno. Il legno perchè è materico, si presta alla stimolazione del tatto. Il bambino inizia a scoprire le forme, a riconoscere quelle simili, le differenze, a scoprirle al tatto anche ad occhi chiusi. E i giochi di associazione tra la lettera, il suono e l’oggetto (nel mio caso gli animali, anche perchè ne abbiamo davvero molti)

Alla prossima puntata. Un caro saluto

Dott.ssa Giovanna

 

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Figli coraggiosi

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Questa settimana ho avuto modo di riflettere molto intorno al tema del “coraggio”. La mia riflessione parte dalla scuola, passa attraverso i genitori, per finire a lanciare uno sguardo sui figli.

La scuola oggi mi spaventa molto. E’ una scuola che lascia aperti in me moltissimi dubbi. Leggendo i programmi didattici, la mission, le proposte si rivolgono in particolare ad elencare una serie di acquisizioni che il bambino dovrebbe raggiungere durante gli anni di frequenza. Questi obiettivi mi sembrano molto centrati sulla performance. Vale a dire: “formeremo i futuri produttori del domani”, bambini che sono visti già oggi come i la prossima generazione di lavoro. E via dunque a programmi di inglese, primo livello, secondo livello, seconda, terza lingua, più ore di informatica, robotica, tecnologie web e chi più ne ha più ne metta. Standard europei, voti definiti al millesimo con un punteggio che non lascia via di scampo.

I genitori. I genitori a volte mi sembrano spaventati. Leggo una mancanza di fiducia nelle istituzioni educative e forse nell’educazione stessa o anche, in se stessi. Basta fermarsi ad ascoltare le loro domande, basta leggere i commenti che si scambiano quotidianamente via chat o gli interventi durante una riunione. Al nido “Cosa mangia? E’ biologico? L’acqua è potabile? Chi è la maestra? Cosa fa? Perchè oggi non c’era? Perchè ha un graffio? E’ stato lasciato solo? Ma voi cosa fate?” Alla scuola dell’infanzia e primaria “Quale sarà il programma?  Hai sentito cosa ha fatto quel bambino all’altro? Perchè non ci informate di più, meglio, in modo diverso? Ma la maestra ha fatto, ha detto, ha portato, ha pensato…?” E così via. Anche se forse questa situazione conosce un’inversione di tendenza alla scuola superiore, quando sono gli adolescenti a tenere fuori la famiglia dalla loro vita.

I bambini? I bambini mi sembrano confusi. Gettati in un ambiente performante che tende a renderli il più possibile uguali. Mi sembrano perspicaci, veloci nell’acquisire nuove competenze, ma insicuri, fragili, paurosi, poco autonomi.

E allora perchè non pensare ad una pedagogia del coraggio? Forse serve una riflessione diversa, di tipo sociale da parte di tutti coloro che si occupano di educazione, scuola e famiglia. Provate ad immaginare il vostro bambino o la vostra bambina in una situazione di difficoltà? Di cosa avrà mai bisogno? Se non della capacità di “cavarsela da solo”, di intuizione, di perspicacia, di quel atteggiamento che ti fa vedere le cose da più angolature, di flessibilità e quindi in un’unica parola, di coraggio. Siamo noi tutti che possiamo creare questa competenza in loro.

Dott.ssa Giovanna Giacomini

PERCHE’ INSEGNARE LA GENTILEZZA AI BAMBINI

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Noi genitori spesso usiamo questa espressione “Fai il bravo”. Ma cosa significa fare il bravo? Con questa frase stiamo chiedendo ai bambini di comportarsi bene ossia di essere gentili. E’ sicuramente molto importante insegnare ai bambini “la bravura” o meglio “la gentilezza”, ma ormai dovremmo saperlo molto bene niente si può chiedere ad un bambino senza prima mostrarlo. Pensiamo ad una situazione molto semplice. Due bambini, due amici o due fratelli, litigano. Il nostro intervento probabilmente è volto ad incoraggiarli ad abbassare i toni, a non discutere, a non prevaricare sull’altro e infine a saper chiedere scusa.

Qualche giorno fa ho letto un articolo che parlava di un Dirigente Scolastico che stanco della situazione denunciava l’uso ormai improprio delle chat dei genitori territorio di guerra più che luogo virtuale di scambio. A questa posizione mi associo più che volentieri. Credo che il mezzo si possa definire un vero e proprio muro dietro al quale le persone agiscono rabbie, paure, pensieri più o meno disfunzionali. Ed è proprio qui a titolo esemplificativo che cade quello che abbiamo dello poco fa ovvero il concetto del dare l’esempio.

Ma torniamo allora alla valenza della gentilezza per la costruzione di una società educata. Oggi dove si gioca costantemente ad un braccio di ferro con chiunque, essere gentili è la rivoluzione.

  • Essere gentile ti rende più forte. Può aiutarti ad ottenere maggiori risultati da te stesso e con gli altri in team.
  • Essere gentile ti fa bene. Chi vive le cose con garbo ha dei tempi più lunghi e meno frenetici prevenendo molto spesso stress e ansia.
  • Essere gentile ti rende vincente. Avete mai provato a litigare con una persona gentile? Getterete presto la spugna.
  • Essere gentile ti rende sicuro. Le persone molto equilibrate e serene hanno un’autostima più alta e migliorano tutte le loro relazioni
  • Essere gentile è l’unico modo per prevenire il bullismo a cui a gran voce vogliamo dire BASTA

Siate gentili. Sparpagliate gentilezza.

Dott.ssa Giovanna Giacomini

A proposito di alimentazione, cura e tumori

Cari amici vorrei ospitare in questo spazio un articolo che trovo molto interessante della Dott.ssa Mary Nicastro, biologa nutrizionista sul tema “alimentazione e cura”

Riguardo la diatriba che si è accesa sul caso “ALIMENTAZIONE E TUMORI” portato alla luce dai servizi delle Iene, vorrei dare il mio modesto parere in quanto professionista del settore della nutrizione.

Quando parlo di alimentazione a chi mi segue, mi piace usare un simbolismo:
”pensate al corpo come ad una automobile che per camminare necessita di benzina. Provate a mettere nel serbatoio di questa macchina, giornalmente e per circa 5 volte al giorno, una benzina scadente, sporca di residui. Cosa succederà a lungo andare? Prima o poi il motore si ingolferà e la nostra macchina non funzionerà più bene e questo ci impedirà di usarla. Detto ciò, sottolineando il fatto che un uomo in una vita media di 80 anni ingerisce dalle 30 alle 60 tonnellate di cibo (benzina), possiamo dire che il cibo riveste un ruolo molto importante in quanto veicolo di molecole che possono compromettere o migliorare lo stato di salute delle persone (macchina).

Se prolunghiamo nel tempo la nostra alimentazione scorretta e il nostro stile di vita incongruo, il nostro corpo finirà per esaurire la capacità di eliminazione delle tossine esogene (provenienti dall’esterno), verrà compromessa la funzionalità cellulare, si attiveranno i processi degenerativi, aggravati e favoriti dall’ambiente acido formasi nel corpo. Ci accorgeremo del danno fatto da tutti questi meccanismo distruttivi solo nel momento in cui la malattia si mostrerà con i sintomi specifici, ma sarà già troppo tardi. Da questo discorso si evince che la qualità del cibo che ingeriamo non è un fattore da sottovalutare! Feurback diceva difatti “Noi siamo quello che mangiamo”

È ormai assodato che una sana alimentazione, ricca di cereali integrali, legumi, frutta e verdura, con poca carne rossa e una fortissima riduzione del consumo di bevande zuccherate e carni conservate, ricca di alimenti freschi e privi di additivi, protegga l’organismo dai danni arrecati da molecole estranee al nostro corpo e dai radicali liberi che portano allo sviluppo di diverse patologie di tipo cronico degenerative, una tra tanti i tumori.

Particolari molecole presenti nei prodotti vegetali sembra possano aiutare a prevenire l’insorgenza di tali patologie, di contrastare efficacemente l’insorgenza di recidive e “collaborare” nella guarigione della patologia stessa.

Negli ultimi decenni si sta approfondendo sempre più lo studio della NUTRIGENOMICA, ossia quella scienza che studia gli effetti del cibo sull’espressione genica. Alcuni intervistati, nel servizio, affermavano che non ci sono evidenze che dimostrino come il cibo possa avere influenza sulla regressione della patologia, in realtà sono stati condotti tantissimi studi in vitro che dimostrano come molte molecole che si trovano nei vegetali abbiano effetti protettivi sul DNA cellulare e che aiutino a riparare i danni già esistenti e per cercare di confermare gli studi in vitro, che non tengono conto di tutte le influenze che le cellule hanno tra di loro in un intero organismo, i ricercatori stanno effettuando sempre un crescente numero di studi su popolazioni, i quali, rispetto alla prima tipologia di studi, sono più lunghi e laboriosi ma anche più complessi da interpretare.

È provato però che il cibo è in grado di modulare l’espressione genica attraverso l’interazione tra alcune molecole che si trovano negli alimenti e il DNA; in pratica esso è capace di “accendere o spegnere” alcuni geni i quali in tal modo possono attivare o meno determinate reazioni biochimiche.

Per esempio, molti studi dimostrano che esistono composti contenuti negli alimenti che sono utili nel ridurre il rischio d’insorgenza di patologie che dipendono dalle mutazioni genetiche.

È stato verificato che:

–        gli alimenti integrali (cereali integrali e legumi), buona fonte di fibre, sono un fattore protettivo nei confronti del cancro del colon.

–        L’ aumento del consumo di pesce favorisce una riduzione nell’incidenza di tutti i tipi di tumore a riprova del fatto che nel pesce vi sono sostanze importanti per la prevenzione degli stessi come gli acidi grassi omega-3.

–        Alimenti appartenenti alla famiglia delle crucifere o brassicacee (cavoli, broccoli, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, crescione, rape, verza ecc. ) hanno un ‘azione antitumorale diretta, un’azione antiproliferativa, e un’altra disintossicante dai radicali liberi.

–        L’ aumento di alimenti che contengono composti solforati, appartenenti alla famiglia delle Alliacee come l’aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno, l’erba cipollina, rivestono un ruolo protettivo estremamente potente contro i tumori.

–        I frutti di bosco (lampone, mirtillo rosso e nero, ribes, ecc.) sono ricchi di sostanze anticancro come l’acido ellagico, fenilico e clorogenico, inoltre contengono dei pigmenti ad azione antiossidante.

–        Bere , che contiene un composto chiamato epigallocatechingallato, ha un potente effetto antitumorale

–        Mangiare pomodori, che contengono licopene, protegge nei confronti del tumore alla vescica

–        Consumare agrumi (arance, limoni, mandarini, pompelmi, ecc…), che sono ricchi di polifenoli e flavonoidi, riduce il rischio di tumori a carico dell’apparato digerente.

Così vale per la curcuma, lo zenzero, il peperoncino, l’ olio extravergine di oliva e tanti altri alimenti che sono dei veri e propri concentrati di salute.

È necessario aggiungere che tutti questi ortaggi, per esplicare pienamente la loro azione, dovrebbero essere consumati crudi o, in alternativa, cotti brevemente al vapore per preservare i loro principi attivi che sono frequentemente termolabili.

C’è da sottolineare anche che chi NON consuma abitualmente frutta e verdura compromette la flora batterica intestinale che ha un ruolo fondamentale nella difesa immunitaria dell’organismo che pertanto diventa più suscettibile a malattie di tipo infiammatorio, batterico e virale.

 

Dal dopoguerra ad oggi, la durata della vita si è allungata ma è altrettanto vero che la qualità della stessa è peggiorata. Ci sono farmaci per curare tutto o quasi tutto ma che innescano un meccanismo vizioso che compromette la salute stessa. Per intenderci un farmaco cura un disturbo ma ne crea un altro come effetto collaterale per cui è necessario prendere un altro farmaco per curare il secondo disturbo e così via….

Sempre più persone assumono farmaci in maniera incontrollata, di cui potrebbero fare a meno semplicemente applicando corretti stili di vita; questo non è sempre vero, soprattutto per quelle persone con patologie gravi e altamente invalidanti, per le quali non si può prescindere dall’uso del farmaco.
Nel caso specifico, nel servizio si parlava di tumore/cancro che è una malattia multifattoriale per la quale non basta intervenire su un singolo elemento per modificare in modo sostanziale il rischio a livello individuale, ma bisogna agire su tutte le abitudini sbagliate della persona favorendo un miglioramento dello stile di vita.

Negli ultimi anni è stato coniato il termine “NUTRACEUTICO” che origina dal connubio di due parole: nutrizione e farmaceutico. Questo termine sta ad indicare come il cibo possa essere considerato un vero e proprio “farmaco” nella cura di alcune patologie. Ovviamente un alimento, costituito da molecole del tutto naturali non può avere lo stesso effetto, potente e immediato, di un farmaco (che è una molecola sintetica appositamente formulata per combattere uno specifico problema), quindi l’effetto “curativo” degli alimenti si manifesta nel lungo termine.

Il cibo può essere un grandissimo alleato per il benessere e la salute di ciascuno in quanto favorisce il riequilibrio dello stato fisiologico delle cellule e quindi dell’ organismo intero.

Naturalmente, avere delle corrette abitudini alimentari (e non solo) per gran parte della vita ci predispone meno a sollecitazioni da parte di molecole che favoriscono le patologie croniche, ci rende capaci di rispondere meglio ad eventuali “situazioni di criticità” e ci consente di vivere una vita più lunga ma soprattutto più sana. Questo è il concetto su cui si basa la PREVENZIONE, che è l’obiettivo su cui impronto una buona parte del mio lavoro.

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A conclusione di tutto posso dire di credere molto nell’effetto che gli alimenti hanno sulla salute, sul loro ruolo preventivo e sull’importanza di “abbinare” la componente farmacologica e quella nutrizionale al fine di favorire la regressione della malattia, nello stimolare il sistema immunitario a rispondere in maniera più efficace ed efficiente, nel purificare il corpo dalla sostanze tossiche assunte anche con i farmaci, nel ridurre il rischio di recidive e quant’altro.

 

E come diceva Ippocrate: “ fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”

 

A cura della dott.ssa Mary Nicastro, Biologa Nutrizionista

Per contatti: 330.664449 dott.ssamarynicastro@gmail.com

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Leggere presto

E’ naturalmente la mia esperienza di mamma che mi porta a fare delle riflessioni sulla primissima infanzia e sull’importanza della lettura.

Quando sono diventata mamma mi sono detta “Sei una pedagogista minimo devi comportarti esattamente come quello che vai predicando”, un modo per spronarmi e ricordarmi che la coerenza è importante e una teoria senza una costante pratica non ha senso. In fondo sono quella che non ama i “manuali”, anche se, per ragioni professionali e curiosità personali, non nascondo di avere acquistato.

Sono molto sensibile alla questione “sviluppo del linguaggio” del bambino. Ho incontrato diversi bambini con varie difficoltà, ma soprattutto tanti genitori con altrettanti tanti dubbi, soprattutto se parliamo di primissima infanzia. E’ vero che spesso il genitore si pone il “problema del linguaggio” quando il bambino è abbastanza grande, quando dal bambino “ci si aspetta qualcosa”, quando si inizia una sorta di confronto con altri bambini della stessa età, quando ormai sono superate altre questioni (mangiare, dormire, popò, ecc…).

E invece il “problema linguaggio” o meglio la “questione linguaggio” va anticipata e di molto se si vuole in qualche modo da una parte favorire e dall’altra fare una vera e propria prevenzione delle difficoltà di sviluppo del linguaggio. La prima cosa e sembra alquanto banale è la lettura. Tutti i genitori affermano di leggere al bambino.

Ecco quella che io qui definisco lettura è sì una piacevole attività da fare con il bambino ma è anche un metodo, una routine. Sappiamo bene quanto siano determinanti le routines nello sviluppo cognitivo del bambino. Sono fondamentali perchè un bambino si senta sicuro e possa fare delle previsioni. La routine della lettura è un fondamento, un mattone, alla base dello sviluppo del linguaggio. Significa in breve:

– leggere presto: quanto presto? Quando il bambino ci capisce? Non sono domande importanti per la lettura. Si inizia subito. Si può iniziare già in gravidanza, ma se anche non abbiamo mai letto una storia al bambino perchè la cosa ci sembrava troppo strana non avendolo davanti, ecco che una volta nato il problema non si pone. Leggere da subito.

– leggere qualsiasi cosa: al neonato non serve la fiaba. Possiamo anche leggere ad alta voce il nostro giornale preferito (confesso di aver letto Donna Moderna). L’introduzione della fiaba o storia sarà un passo successivo.

– leggere spesso: trovare più momenti della giornata da dedicare alla lettura. L’ambiente deve essere tranquillo e senza altre distrazioni (tv accesa, rumori e via dicendo). Cerchiamo di guardare il piccolo mentre leggiamo e facciamo delle pause come ad aspettare una sua risposta.

Questi i primi passi del lettore neonato. Nel prossimo articolo vi racconterò della lettura al bimbo piccolo entro l’anno di vita. Buona notte.

La mia risposta a Tata Lucia che risponde ai pediatri che l’hanno criticata

la Dott.ssa Giovanna Giacomini, pedagogista risponde a Tata Lucia che risponde ai pediatri:


1- I pediatri se la prendono con i suoi metodi, in particolare quello basato sull’estinzione graduale del pianto. Come risponde?
TATA LUCIA: Il bambino va allenato a certi comportamenti e il primo allenamento è quello di farlo sentire sereno, sicuro di sé e padrone della propria vita.
IO: Da pedagogista mi sfugge il concetto di “allenamento” a “certi comportamenti” Da dizionario “allenare significa rendere adeguato a determinate prove mediante l’esercizio”: non penso che esistano bambini “adeguati” e “non adeguati”. L’esercizio poi è un concetto ormai superato. Da un punto di vista pedagogico il bambino non va esercitato/addestrato/ammaestrato. Siamo nella preistoria della pedagogia.


2- L’accusano di mettere a repentaglio la fiducia dei piccoli negli adulti e quindi in se stessi…
TATA LUCIA: Non è così, tra l’altro il montaggio televisivo non dà conto del grande lavoro che viene svolto 24 ore su 24 per un’intera settimana.
IO: “un lavoro che dura BEN una settimana”. La prima cosa che spieghiamo ai genitori noi pedagogisti è che non possiamo fornire nè un vademecum valido per tutti nè tantomeno possiamo dare conto di un “tempo”(due incontri, una settimana, un mese….ecc..). Ogni situazione è a sè e il TEMPO è affare televisivo non certo intrinseco dell’intervento educativo in famiglia.


3- Ha mai verificato se, in seguito ai suoi interventi, i bambini hanno riportato danni psicologici di qualche tipo?
TATA LUCIA: Ovviamente ancora non possiamo sapere se questi bambini saranno degli adulti complessati perché li abbiamo fatti piangere troppo. Ma ricordo un neuropsichiatra, non italiano, che diceva sempre di aver curato moltissimi bambini che avevano dormito nel letto dei genitori ma nessuno che avesse dormito in camera sua. Per carità, ci sono anche illustri pischiatri che si sono tenuti i figli nel letto fino ai 18 anni ma io, nella mia pochezza, sono di un’altra idea.
IO: Non credo fosse in discussione il buonsenso di accompagnare i genitori nel processo di separazione e autonomia del bambino sul quale come pedagogista mi trovo d’accordo. Il punto è che questo delicato momento va affrontato con la massima delicatezza, rispettando i diversi tempi di ognuno, del bambino e del genitore, offrendo non fretta ma sostegno. E soprattutto lontano dalle telecamere televisive.


4- E non pensa che la presenza delle telecamere nella stanza di un bimbo possa invece provocare turbamento?
TATA LUCIA: I bambini sono quelli che si abituano per primi e che non ci fanno più caso. Tra l’altro i nostri operatori vanno nelle case già due giorni prima che io arrivi. Non accade nulla di traumatico, anzi.
IO: Ecco, magari proviamo a chiedere a quei bambini quando saranno adolescenti e ragazzi quanto felici saranno di rivedersi costantemente in quelle scene, confrontarsi con i propri coetanei alla luce di ciò. Chiediamogli cosa ne penseranno dei propri genitori e della scelta di aver gettato al pubblico dominio la loro fragilità. Noi siamo adulti: vogliamo “sbattere in tv” il nostro dolore/pianto/fragilità ecc… liberi di farlo. Ma i bambini che scelta hanno?????????

Di seguito i link:

http://www.corriere.it/salute/pediatria/13_settembre_25/garante-spadafora-tata-lucia_3a9b419e-25e5-11e3-baac-128ffcce9856.shtml

http://news.panorama.it/cronaca/tata-lucia-pediatri

 

 

Come mi accorgo se ci sono difficoltà nell’acquisizione del linguaggio del mio bambino?

Riprendendo le vostre domande e alcuni articoli precedenti ho deciso di approfondire uno degli aspetti relativi al linguaggio del bambino piccolo e in particolare alla “verifica” o meglio “osservazione” dello sviluppo del linguaggio. Non a caso ho usato il termine “uno degli aspetti” in quanto è doveroso precisare che l’osservazione che può fare un genitore non è esaustiva e non vuole togliere nulla alla professionalità di un pedagogista o di un logopedista che si occupano del bambino in maniera più sistematica.

Tuttavia sono tanti i genitori preoccupati, a volte in maniera immotivata, a volte invece perchè guidati da quella sensibilità che solo il genitore può avere. Ricordo però come sia importante prima di tutto non fare paragoni tra bambini piccoli. Infatti a quell’età lo sviluppo è qualcosa di assolutamente individuale che segue un andamento a volte irregolare e comunque non standardizzato. E’ vero che sono state individuate alcune “fasce di sviluppo” o acquisizioni date per scontate ad una certa età biologica del bambino. Ma è vero anche che l’essere umano è sorprendentemente dinamico.

Allora veniamo al nostro argomento principale. Inizialmente il bambino acquisirà maggiore familiarità con suoni e rumori, prima ancora che con le parole. E’ giusto quindi dare la giusta importanza anche a questa tappa nello sviluppo. Dapprima il bambino si limiterà ad una discriminazione uditiva. Far ascoltare quindi al bambino piccolo suoni e rumori e aiutarlo ad identificarli sarà importante per la successiva riproduzione.

Vediamo quali sono:

SUONI ONOMATOPEICI”L’onomatopea è una figura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto a cui si vuole fare riferimento, mediante un procedimento iconico tipico del fonosimbolismo.” (Wikipedia)

BAU BAU

CIP CIP – CRA CRA

DIN DON

FR FR

GLU GLU (tacchino)

LA LA (cantare)

MIAO MIAO

PIO PIO

QUA QUA

RONF RONF

SHHHH (fare silenzio)

TIC TAC

VVVV (motore della nave)

ZZZZZ (ronzio)

Sono solo alcuni perchè in natura ne possiamo trovare moltissimi. Si può usare tranquillamente la propria fantasia. Come vediamo sono in ordina alfabetico (soprattutto per nostra comodità nella verifica).

In questo modo posso verificare che cosa?

– se il mio bambino li conosce

– se il mio bambino li discrimina

– se il mio bambino li associa al reale

– se il mio bambino sa riprodurli e quali. In questo caso posso vedere se “mancano” alcuni suoni o se ci sono delle sostituzioni (un suono per un altro) e così via. Tutte osservazioni preziose per conoscerlo e per aiutarlo successivamente.

Alla prossima puntata. Un abbraccio