A proposito di alimentazione, cura e tumori

Cari amici vorrei ospitare in questo spazio un articolo che trovo molto interessante della Dott.ssa Mary Nicastro, biologa nutrizionista sul tema “alimentazione e cura”

Riguardo la diatriba che si è accesa sul caso “ALIMENTAZIONE E TUMORI” portato alla luce dai servizi delle Iene, vorrei dare il mio modesto parere in quanto professionista del settore della nutrizione.

Quando parlo di alimentazione a chi mi segue, mi piace usare un simbolismo:
”pensate al corpo come ad una automobile che per camminare necessita di benzina. Provate a mettere nel serbatoio di questa macchina, giornalmente e per circa 5 volte al giorno, una benzina scadente, sporca di residui. Cosa succederà a lungo andare? Prima o poi il motore si ingolferà e la nostra macchina non funzionerà più bene e questo ci impedirà di usarla. Detto ciò, sottolineando il fatto che un uomo in una vita media di 80 anni ingerisce dalle 30 alle 60 tonnellate di cibo (benzina), possiamo dire che il cibo riveste un ruolo molto importante in quanto veicolo di molecole che possono compromettere o migliorare lo stato di salute delle persone (macchina).

Se prolunghiamo nel tempo la nostra alimentazione scorretta e il nostro stile di vita incongruo, il nostro corpo finirà per esaurire la capacità di eliminazione delle tossine esogene (provenienti dall’esterno), verrà compromessa la funzionalità cellulare, si attiveranno i processi degenerativi, aggravati e favoriti dall’ambiente acido formasi nel corpo. Ci accorgeremo del danno fatto da tutti questi meccanismo distruttivi solo nel momento in cui la malattia si mostrerà con i sintomi specifici, ma sarà già troppo tardi. Da questo discorso si evince che la qualità del cibo che ingeriamo non è un fattore da sottovalutare! Feurback diceva difatti “Noi siamo quello che mangiamo”

È ormai assodato che una sana alimentazione, ricca di cereali integrali, legumi, frutta e verdura, con poca carne rossa e una fortissima riduzione del consumo di bevande zuccherate e carni conservate, ricca di alimenti freschi e privi di additivi, protegga l’organismo dai danni arrecati da molecole estranee al nostro corpo e dai radicali liberi che portano allo sviluppo di diverse patologie di tipo cronico degenerative, una tra tanti i tumori.

Particolari molecole presenti nei prodotti vegetali sembra possano aiutare a prevenire l’insorgenza di tali patologie, di contrastare efficacemente l’insorgenza di recidive e “collaborare” nella guarigione della patologia stessa.

Negli ultimi decenni si sta approfondendo sempre più lo studio della NUTRIGENOMICA, ossia quella scienza che studia gli effetti del cibo sull’espressione genica. Alcuni intervistati, nel servizio, affermavano che non ci sono evidenze che dimostrino come il cibo possa avere influenza sulla regressione della patologia, in realtà sono stati condotti tantissimi studi in vitro che dimostrano come molte molecole che si trovano nei vegetali abbiano effetti protettivi sul DNA cellulare e che aiutino a riparare i danni già esistenti e per cercare di confermare gli studi in vitro, che non tengono conto di tutte le influenze che le cellule hanno tra di loro in un intero organismo, i ricercatori stanno effettuando sempre un crescente numero di studi su popolazioni, i quali, rispetto alla prima tipologia di studi, sono più lunghi e laboriosi ma anche più complessi da interpretare.

È provato però che il cibo è in grado di modulare l’espressione genica attraverso l’interazione tra alcune molecole che si trovano negli alimenti e il DNA; in pratica esso è capace di “accendere o spegnere” alcuni geni i quali in tal modo possono attivare o meno determinate reazioni biochimiche.

Per esempio, molti studi dimostrano che esistono composti contenuti negli alimenti che sono utili nel ridurre il rischio d’insorgenza di patologie che dipendono dalle mutazioni genetiche.

È stato verificato che:

–        gli alimenti integrali (cereali integrali e legumi), buona fonte di fibre, sono un fattore protettivo nei confronti del cancro del colon.

–        L’ aumento del consumo di pesce favorisce una riduzione nell’incidenza di tutti i tipi di tumore a riprova del fatto che nel pesce vi sono sostanze importanti per la prevenzione degli stessi come gli acidi grassi omega-3.

–        Alimenti appartenenti alla famiglia delle crucifere o brassicacee (cavoli, broccoli, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, crescione, rape, verza ecc. ) hanno un ‘azione antitumorale diretta, un’azione antiproliferativa, e un’altra disintossicante dai radicali liberi.

–        L’ aumento di alimenti che contengono composti solforati, appartenenti alla famiglia delle Alliacee come l’aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno, l’erba cipollina, rivestono un ruolo protettivo estremamente potente contro i tumori.

–        I frutti di bosco (lampone, mirtillo rosso e nero, ribes, ecc.) sono ricchi di sostanze anticancro come l’acido ellagico, fenilico e clorogenico, inoltre contengono dei pigmenti ad azione antiossidante.

–        Bere , che contiene un composto chiamato epigallocatechingallato, ha un potente effetto antitumorale

–        Mangiare pomodori, che contengono licopene, protegge nei confronti del tumore alla vescica

–        Consumare agrumi (arance, limoni, mandarini, pompelmi, ecc…), che sono ricchi di polifenoli e flavonoidi, riduce il rischio di tumori a carico dell’apparato digerente.

Così vale per la curcuma, lo zenzero, il peperoncino, l’ olio extravergine di oliva e tanti altri alimenti che sono dei veri e propri concentrati di salute.

È necessario aggiungere che tutti questi ortaggi, per esplicare pienamente la loro azione, dovrebbero essere consumati crudi o, in alternativa, cotti brevemente al vapore per preservare i loro principi attivi che sono frequentemente termolabili.

C’è da sottolineare anche che chi NON consuma abitualmente frutta e verdura compromette la flora batterica intestinale che ha un ruolo fondamentale nella difesa immunitaria dell’organismo che pertanto diventa più suscettibile a malattie di tipo infiammatorio, batterico e virale.

 

Dal dopoguerra ad oggi, la durata della vita si è allungata ma è altrettanto vero che la qualità della stessa è peggiorata. Ci sono farmaci per curare tutto o quasi tutto ma che innescano un meccanismo vizioso che compromette la salute stessa. Per intenderci un farmaco cura un disturbo ma ne crea un altro come effetto collaterale per cui è necessario prendere un altro farmaco per curare il secondo disturbo e così via….

Sempre più persone assumono farmaci in maniera incontrollata, di cui potrebbero fare a meno semplicemente applicando corretti stili di vita; questo non è sempre vero, soprattutto per quelle persone con patologie gravi e altamente invalidanti, per le quali non si può prescindere dall’uso del farmaco.
Nel caso specifico, nel servizio si parlava di tumore/cancro che è una malattia multifattoriale per la quale non basta intervenire su un singolo elemento per modificare in modo sostanziale il rischio a livello individuale, ma bisogna agire su tutte le abitudini sbagliate della persona favorendo un miglioramento dello stile di vita.

Negli ultimi anni è stato coniato il termine “NUTRACEUTICO” che origina dal connubio di due parole: nutrizione e farmaceutico. Questo termine sta ad indicare come il cibo possa essere considerato un vero e proprio “farmaco” nella cura di alcune patologie. Ovviamente un alimento, costituito da molecole del tutto naturali non può avere lo stesso effetto, potente e immediato, di un farmaco (che è una molecola sintetica appositamente formulata per combattere uno specifico problema), quindi l’effetto “curativo” degli alimenti si manifesta nel lungo termine.

Il cibo può essere un grandissimo alleato per il benessere e la salute di ciascuno in quanto favorisce il riequilibrio dello stato fisiologico delle cellule e quindi dell’ organismo intero.

Naturalmente, avere delle corrette abitudini alimentari (e non solo) per gran parte della vita ci predispone meno a sollecitazioni da parte di molecole che favoriscono le patologie croniche, ci rende capaci di rispondere meglio ad eventuali “situazioni di criticità” e ci consente di vivere una vita più lunga ma soprattutto più sana. Questo è il concetto su cui si basa la PREVENZIONE, che è l’obiettivo su cui impronto una buona parte del mio lavoro.

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A conclusione di tutto posso dire di credere molto nell’effetto che gli alimenti hanno sulla salute, sul loro ruolo preventivo e sull’importanza di “abbinare” la componente farmacologica e quella nutrizionale al fine di favorire la regressione della malattia, nello stimolare il sistema immunitario a rispondere in maniera più efficace ed efficiente, nel purificare il corpo dalla sostanze tossiche assunte anche con i farmaci, nel ridurre il rischio di recidive e quant’altro.

 

E come diceva Ippocrate: “ fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”

 

A cura della dott.ssa Mary Nicastro, Biologa Nutrizionista

Per contatti: 330.664449 dott.ssamarynicastro@gmail.com

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Leggere presto

E’ naturalmente la mia esperienza di mamma che mi porta a fare delle riflessioni sulla primissima infanzia e sull’importanza della lettura.

Quando sono diventata mamma mi sono detta “Sei una pedagogista minimo devi comportarti esattamente come quello che vai predicando”, un modo per spronarmi e ricordarmi che la coerenza è importante e una teoria senza una costante pratica non ha senso. In fondo sono quella che non ama i “manuali”, anche se, per ragioni professionali e curiosità personali, non nascondo di avere acquistato.

Sono molto sensibile alla questione “sviluppo del linguaggio” del bambino. Ho incontrato diversi bambini con varie difficoltà, ma soprattutto tanti genitori con altrettanti tanti dubbi, soprattutto se parliamo di primissima infanzia. E’ vero che spesso il genitore si pone il “problema del linguaggio” quando il bambino è abbastanza grande, quando dal bambino “ci si aspetta qualcosa”, quando si inizia una sorta di confronto con altri bambini della stessa età, quando ormai sono superate altre questioni (mangiare, dormire, popò, ecc…).

E invece il “problema linguaggio” o meglio la “questione linguaggio” va anticipata e di molto se si vuole in qualche modo da una parte favorire e dall’altra fare una vera e propria prevenzione delle difficoltà di sviluppo del linguaggio. La prima cosa e sembra alquanto banale è la lettura. Tutti i genitori affermano di leggere al bambino.

Ecco quella che io qui definisco lettura è sì una piacevole attività da fare con il bambino ma è anche un metodo, una routine. Sappiamo bene quanto siano determinanti le routines nello sviluppo cognitivo del bambino. Sono fondamentali perchè un bambino si senta sicuro e possa fare delle previsioni. La routine della lettura è un fondamento, un mattone, alla base dello sviluppo del linguaggio. Significa in breve:

– leggere presto: quanto presto? Quando il bambino ci capisce? Non sono domande importanti per la lettura. Si inizia subito. Si può iniziare già in gravidanza, ma se anche non abbiamo mai letto una storia al bambino perchè la cosa ci sembrava troppo strana non avendolo davanti, ecco che una volta nato il problema non si pone. Leggere da subito.

– leggere qualsiasi cosa: al neonato non serve la fiaba. Possiamo anche leggere ad alta voce il nostro giornale preferito (confesso di aver letto Donna Moderna). L’introduzione della fiaba o storia sarà un passo successivo.

– leggere spesso: trovare più momenti della giornata da dedicare alla lettura. L’ambiente deve essere tranquillo e senza altre distrazioni (tv accesa, rumori e via dicendo). Cerchiamo di guardare il piccolo mentre leggiamo e facciamo delle pause come ad aspettare una sua risposta.

Questi i primi passi del lettore neonato. Nel prossimo articolo vi racconterò della lettura al bimbo piccolo entro l’anno di vita. Buona notte.

La mia risposta a Tata Lucia che risponde ai pediatri che l’hanno criticata

la Dott.ssa Giovanna Giacomini, pedagogista risponde a Tata Lucia che risponde ai pediatri:


1- I pediatri se la prendono con i suoi metodi, in particolare quello basato sull’estinzione graduale del pianto. Come risponde?
TATA LUCIA: Il bambino va allenato a certi comportamenti e il primo allenamento è quello di farlo sentire sereno, sicuro di sé e padrone della propria vita.
IO: Da pedagogista mi sfugge il concetto di “allenamento” a “certi comportamenti” Da dizionario “allenare significa rendere adeguato a determinate prove mediante l’esercizio”: non penso che esistano bambini “adeguati” e “non adeguati”. L’esercizio poi è un concetto ormai superato. Da un punto di vista pedagogico il bambino non va esercitato/addestrato/ammaestrato. Siamo nella preistoria della pedagogia.


2- L’accusano di mettere a repentaglio la fiducia dei piccoli negli adulti e quindi in se stessi…
TATA LUCIA: Non è così, tra l’altro il montaggio televisivo non dà conto del grande lavoro che viene svolto 24 ore su 24 per un’intera settimana.
IO: “un lavoro che dura BEN una settimana”. La prima cosa che spieghiamo ai genitori noi pedagogisti è che non possiamo fornire nè un vademecum valido per tutti nè tantomeno possiamo dare conto di un “tempo”(due incontri, una settimana, un mese….ecc..). Ogni situazione è a sè e il TEMPO è affare televisivo non certo intrinseco dell’intervento educativo in famiglia.


3- Ha mai verificato se, in seguito ai suoi interventi, i bambini hanno riportato danni psicologici di qualche tipo?
TATA LUCIA: Ovviamente ancora non possiamo sapere se questi bambini saranno degli adulti complessati perché li abbiamo fatti piangere troppo. Ma ricordo un neuropsichiatra, non italiano, che diceva sempre di aver curato moltissimi bambini che avevano dormito nel letto dei genitori ma nessuno che avesse dormito in camera sua. Per carità, ci sono anche illustri pischiatri che si sono tenuti i figli nel letto fino ai 18 anni ma io, nella mia pochezza, sono di un’altra idea.
IO: Non credo fosse in discussione il buonsenso di accompagnare i genitori nel processo di separazione e autonomia del bambino sul quale come pedagogista mi trovo d’accordo. Il punto è che questo delicato momento va affrontato con la massima delicatezza, rispettando i diversi tempi di ognuno, del bambino e del genitore, offrendo non fretta ma sostegno. E soprattutto lontano dalle telecamere televisive.


4- E non pensa che la presenza delle telecamere nella stanza di un bimbo possa invece provocare turbamento?
TATA LUCIA: I bambini sono quelli che si abituano per primi e che non ci fanno più caso. Tra l’altro i nostri operatori vanno nelle case già due giorni prima che io arrivi. Non accade nulla di traumatico, anzi.
IO: Ecco, magari proviamo a chiedere a quei bambini quando saranno adolescenti e ragazzi quanto felici saranno di rivedersi costantemente in quelle scene, confrontarsi con i propri coetanei alla luce di ciò. Chiediamogli cosa ne penseranno dei propri genitori e della scelta di aver gettato al pubblico dominio la loro fragilità. Noi siamo adulti: vogliamo “sbattere in tv” il nostro dolore/pianto/fragilità ecc… liberi di farlo. Ma i bambini che scelta hanno?????????

Di seguito i link:

http://www.corriere.it/salute/pediatria/13_settembre_25/garante-spadafora-tata-lucia_3a9b419e-25e5-11e3-baac-128ffcce9856.shtml

http://news.panorama.it/cronaca/tata-lucia-pediatri

 

 

Come mi accorgo se ci sono difficoltà nell’acquisizione del linguaggio del mio bambino?

Riprendendo le vostre domande e alcuni articoli precedenti ho deciso di approfondire uno degli aspetti relativi al linguaggio del bambino piccolo e in particolare alla “verifica” o meglio “osservazione” dello sviluppo del linguaggio. Non a caso ho usato il termine “uno degli aspetti” in quanto è doveroso precisare che l’osservazione che può fare un genitore non è esaustiva e non vuole togliere nulla alla professionalità di un pedagogista o di un logopedista che si occupano del bambino in maniera più sistematica.

Tuttavia sono tanti i genitori preoccupati, a volte in maniera immotivata, a volte invece perchè guidati da quella sensibilità che solo il genitore può avere. Ricordo però come sia importante prima di tutto non fare paragoni tra bambini piccoli. Infatti a quell’età lo sviluppo è qualcosa di assolutamente individuale che segue un andamento a volte irregolare e comunque non standardizzato. E’ vero che sono state individuate alcune “fasce di sviluppo” o acquisizioni date per scontate ad una certa età biologica del bambino. Ma è vero anche che l’essere umano è sorprendentemente dinamico.

Allora veniamo al nostro argomento principale. Inizialmente il bambino acquisirà maggiore familiarità con suoni e rumori, prima ancora che con le parole. E’ giusto quindi dare la giusta importanza anche a questa tappa nello sviluppo. Dapprima il bambino si limiterà ad una discriminazione uditiva. Far ascoltare quindi al bambino piccolo suoni e rumori e aiutarlo ad identificarli sarà importante per la successiva riproduzione.

Vediamo quali sono:

SUONI ONOMATOPEICI”L’onomatopea è una figura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto a cui si vuole fare riferimento, mediante un procedimento iconico tipico del fonosimbolismo.” (Wikipedia)

BAU BAU

CIP CIP – CRA CRA

DIN DON

FR FR

GLU GLU (tacchino)

LA LA (cantare)

MIAO MIAO

PIO PIO

QUA QUA

RONF RONF

SHHHH (fare silenzio)

TIC TAC

VVVV (motore della nave)

ZZZZZ (ronzio)

Sono solo alcuni perchè in natura ne possiamo trovare moltissimi. Si può usare tranquillamente la propria fantasia. Come vediamo sono in ordina alfabetico (soprattutto per nostra comodità nella verifica).

In questo modo posso verificare che cosa?

– se il mio bambino li conosce

– se il mio bambino li discrimina

– se il mio bambino li associa al reale

– se il mio bambino sa riprodurli e quali. In questo caso posso vedere se “mancano” alcuni suoni o se ci sono delle sostituzioni (un suono per un altro) e così via. Tutte osservazioni preziose per conoscerlo e per aiutarlo successivamente.

Alla prossima puntata. Un abbraccio

Le parole dei bambini – lo sviluppo del linguaggio

Mi sono resa conto che l’argomento più visitato di questo blog è lo sviluppo e/o ritardo dello sviluppo del linguaggio nel bambino piccolo.

Sono molte le mamme preoccupate che spesso nel confronto con altri bambini della stessa età cronologica del proprio figlio notano difficoltà, ritardi, linguaggio incomprensibile o immaturo.

Dobbiamo fare una sostanziale distinzione:

– bambino entro i tre anni di età:

In questa fase ci si chiede quanto e come dovrebbe parlare il bambino. E’ una fase delicata, soggetta ad alta variabilità. Vale a dire che non c’è una risposta uguale per tutti. Alla stessa età cronologica due bambini diversi possono presentare caratteristica di linguaggio completamente diverse. Questo perchè l’età cronologica ancora non conta molto. Lo sviluppo è soggetto ed individuale, quindi non fare paragoni tra bambini è la prima e più importante regola per un genitore preoccupato. Allora cosa osservare, cosa fare e quando preoccuparsi?

COSA OSSERVARE:

– lo sviluppo motorio è la prima variabile importante. Un bambino che si sa muovere (in piedi, seduto, strisciando, saltando ecc); un bambino che afferra e lancia una palla  a due mani; un bambino che via via sceglie autonomamente la mano da utilizzare per afferrare, disegnare e via dicendo.

– le autonomie: un bambino che può fare da solo, che impara ad abbandonare il ciuccio e il biberon a favore del bicchiere, che impara a masticare sarà sicuramente agevolato nella produzione dei suoni e acquisirà l’impostazione corretta.

-il linguaggio: sono presenti i suoni onomatopeici (bau bau, cip cip, din don e così via); sono presenti le sillabe BA-BE-Bi-BO-Bu e così via; manca qualche suono o il bambino SOSTITUISCE un suono con un altro più semplice da articolare; deglutisce correttamente o è presente eccessiva salivazione; apre e chiude la bocca, le labbra i denti; tiene spesso la bocca aperta; ha problemi di respirazione nasale

COSA FARE

– stimolare la percezione uditiva: ascolto di storie, lettura, ascolto di suoni degli animali, della natura, del mondo

– stimolare l’attenzione: guardare figure grandi nei libri

– stimolare gli organi deputati al linguaggio e prima alla masticazione: passare a cibi solidi, fare versacci, pernacchie, esplodere le guance, mandare baci, muovere la lingua in tutte le direzioni, soffiare su cannucce, fare le bolle di sapone, spostare palline leggere…

– mettersi sempre all’altezza del bambino in modo che possa osservarci quando gli parliamo e chiedere la sua attenzione

– giocare tanto e con tutto e magari all’aperto

– promuovere la socializzazione tra bambini

QUANDO PREOCCUPARSI

Quando passa del tempo (mesi) e non notiamo cambiamenti significativi, quando il bambino non riesce ad acquisire i suoni, quando ha una cattiva impostazione della bocca, della lingua. Parlarne al proprio pediatra, ma non dare per scontato che il pediatra sappia aiutarci. I pediatri devono fare molte cose e non sempre possono essere dei super esperti di tutto. Se abbiamo dei dubbi e il bambino è così piccolo rivolgiamoci ad un pedagogista o ad un centro con più professionisti esperti.

– bambino dopo i 3 anni

Non sa ancora parlare bene? Non spaventiamoci. Può essere una cosa semplice e facilmente risolvibile ma a questo punto è d’obbligo un consulto per capire la situazione e non perdere tempo. Possiamo rivolgerci ad una struttura pubblica o ad un privato. L’importante è ricevere delle giuste e TEMPESTIVE  indicazioni.

Non parla o si esprime in modo incomprensibile. A maggior ragione chiediamo aiuto a qualche esperto.

Per i genitori:

Non allarmarsi è fondamentale per trasmettere serenità al bambino. A volte ci sono bambini che si rifiutano di parlare perchè avvertono la pressione esercitata dal genitore carico di aspettative. Piuttosto che vivere con preoccupazione il momento è meglio chiedere aiuto a qualcuno che, esterno alla famiglia, saprà valutare e intervenire nel modo più giusto anche grazie al supporto al genitore stesso.

 

 

Le emozioni dei bambini – la paura

 

Le emozioni principali sono: la paura, la rabbia, la tristezza e la gioia.

La paura

Vi sono alcune paure tipiche che più o meno tutti gli esseri umani hanno provato durante l’infanzia: paura di cadere, dei rumori forti, dei temporali, dei volti degli sconosciuti, del buio…

Le paure compaiono e scompaiono. Riflettono le tappe della maturazione della psiche del bambino.

A certe età sono normali, diventano problematiche solo se si intensificano eccessivamente e ostacolano il bambino nella sua vita e/o se durano per un tempo molto prolungato

I rumori forti

Un rumore forte ci fa sobbalzare. In un bambino può scatenare un vero e proprio sentimento di panico.
Il rumore è l’espressione di un pericolo potenziale ed è opportuno fuggire. Ma il bambino piccolo che non può fuggire da solo? URLA!

Cosa fare? Far esprimere la paura al bambino attraverso dei giochi
in modo che esprima la sua paura, che affermi il suo “potere” sulla stessa e riduca il timore. Evocare il ricordo del rumore e della paura, finchè ce n’è bisogno, permette di ritrovare il proprio equilibrio, di sentirsi rassicurati!

Paura di dormire e paura del buio

Dormire significa anche allentare il controllo, lasciarsi andare, sognare o avere qualche incubo. Il bambino ha paura che un oggetto si trasformi in un drago? Ha incubi? Sotto il letto ha visto che ci sono dei mostri? O c’è qualcosa affacciato alla finestra.. Il bambino vi chiama, urla, piange..non vuole dormire.. Non è un “capriccio” è l’espressione di un bisogno! Vi sta semplicemente dicendo che ha bisogno della vostra presenza accanto a lui

Cosa fare? Coricatevi per un po’ al suo fianco, gli trasmetterete un senso di sicurezza che lo accompagnerà per tutta la vita.
Al contrario se vi rifiutate di soddisfare una sua richiesta, lo obbligate ad affrontare da solo il buio e cioè il momento in cui “lascia” la mamma e il papà

Imparerà certo ad addormentarsi da solo, ma usando un’energia psichica che di conseguenza non sarà più disponibile per altre acquisizioni.
QUALI SONO LE CONSEGUENZE? Le angosce represse dovute al “senso di abbandono” possono causare ritardi negli apprendimenti

Le fiabe

A cosa servono le fiabe?
La fiaba è un insieme di messaggi che arriva diretto a tutti i bambini, al di là di ogni ragionamento logico. Le fiabe rispettano la
visione poetica delle cose, allontanano gli incubi dell’inconscio, placano le inquietudini, aiutano a superare le insicurezze e i disagi della crescita, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita.
I bambini necessitano di fiabe, leggende, gioco e fantasia per misurarsi con se stessi, con il mondo degli adulti e delle sue regole.

Le fiabe tradizionali raccontano quasi sempre di grandi difficoltà e pericoli da superare, di magie buone e cattive, di viaggi straordinari. Spesso riflettono

l’ambiente in cui vissero coloro che le narravano e oggi per qualche bambino potrebbero sembrare troppo lontane dai propri vissuti.
Oggi lasciamo ai bambini la scelta dei loro simboli.
Fiabe moderne, che tuttavia per il bambino contengono i simboli di cui ha bisogno.

Ragni, insetti, cani…

I bambini istintivamente non hanno paura degli
animali e anzi esprimono curiosità anche se accompagnata da prudenza… PERCHE’ INVECE MATURANO UNA PAURA?

Attraversare la paura

  • ACCOGLIERE “Capisco la tua paura”
  • ASCOLTARE “Che cosa ti fa paura?”
  • RACCONTARE “Sai anch’io…” “Ti ricordi quella volta che…”
  • LIBERARE respirare profondamente, cantare insieme, gridare…;

    disegnare; raccontare una storia; giocare

  • SODDISFARE IL BISOGNO DI INFORMAZIONE “guardiamo insieme,

    proviamo ad avvicinarci…”