IL BAMBINO CON VISSUTI ANSIOSI, SENTIMENTI DI TRISTEZZA E INIBIZIONE MOTORIA

Accenni di letteratura:

I fattori familiari possono intervenire in diverso modo nell’influenzare il comportamento infantile; stati depressivi o di ansia del genitore possono creare un meccanismo di identificazione del bambino con il genitore che esprime modalità di relazione difensive e scarso contatto affettivo con il figlio.
Queste tendenze a stati di tristezza, di ansia, di inibizione nel bambino che vive in famiglia paiono essere dovute soprattutto all’interazione con un particolare genitore, in un dato momento del suo ciclo vitale, in relazione con quel determinato figlio.
Le caratteristiche comportamentali del bambino influirebbero a loro volta la relazione nel facilitare o rendere meno immediate le reazioni empatiche di attaccamento da parte del genitore.

Fatte queste premesse è possibile individuare alcune caratteristiche specifiche nelle diverse età.
 In età scolare (6-11 anni) i bambini riescono solo in parte a verbalizzare il proprio stato d’animo, che emerge in giochi, sogni, disegni (fantasie di morte, bassa autostima, sentimenti di perdita e di abbandono, sensi di colpa, sentimenti di non essere amato o di essere rifiutato dagli altri).
Si osserva la tendenza ad annoiarsi in attività piacevoli per l’età o precedentemente piacevoli per il soggetto, difficoltà relazionali con i coetanei, problemi comportamentali (aggressività, oppositività, impulsività, menzogna, fughe…) rallentamento, goffaggine, difficoltà scolastiche.
Possono presentarsi lamentele somatiche come il mal di pancia.

 

Quando si rilevano segnali di malessere nei bambini e nei ragazzi è importante in primo luogo fermarsi e riflettere.

Che sentimento sta vivendo, che cosa sta sperimentando nei confronti di se stesso, dei coetanei, dei genitori? Sta chiedendo aiuto,  forse in modi difficili da comprendere per gli adulti? Sta comunicando che non vede vie di uscita?
Prima di intervenire, di agire in qualche direzione, è importante ascoltare; a volte l’esperienza di poter parlare di sé, la possibilità di avere una persona che dedica del tempo a cercare di capire, che non giudica, che non dà consigli non richiesti, che semplicemente è “presente” e dimostra di provare un reale e profondo interesse diviene un’ancora che ferma la sensazione di vuoto e di inefficacia e permette di riattivare le proprie risorse interne.

Strumenti di intervento per il genitore:

–       l’ascolto. Il bambino cercherà di isolarsi, di non comunicare il suo reale stato d’animo o di mascherarlo in un “niente”. Il genitore deve cercare di far capire al bambino la sua presenza non giudicante, di essere presente (una presenza anche fisica).

–       È importante che il genitore meno coinvolto nel processo identificativo del bambino riesca a conquistare uno spazio maggiore. Potrà essere utile che  il genitore più assente riempia il vuoto lasciato con attività e momenti da dedicare esclusivamente al figlio.

–       Credere nel gruppo. Gli studi dimostrano che “appartenere” a qualcuno, far parte di un gruppo, sentirsi “dentro” una rete di relazioni ha una fortissima valenza protettiva. Il gruppo dovrà avere caratteristiche di accoglienza. Non sarà appropriato un gruppo orientato alla competizione come alcuni gruppi sportivi. Meglio preferire gruppi nei quali i bambini crescono insieme vivendo esperienze sostenute da educatori capaci come gli scout o alcuni gruppi parrocchiali. Gruppi che prediligono i giochi all’aria aperta e si fondano sul dialogo.

–       Coinvolgere il bambino nelle scelte familiari. Costruire insieme al bambino un tabellone con le regole per la famiglia. Le regole dovranno essere per il bambino e per i genitori, esposte in un punto ben visibile della casa e rispettate da tutti. Cosa succede se non viene rispettata una regola della famiglia? Anche in questo caso il bambino è coinvolto in una fase, precedente, che definisce in che modo e con quali strumenti intervenire. E’ importante questo livello di coinvolgimento familiare del bambino. Esso deve uscire da un rapporto duale o dalla solitudine e percepirsi come appartenente ad un tutto, la famiglia appunto. Una famiglia fondata sul dialogo e la collaborazione.

–       Favorire l’autonomia del bambino e valorizzare e premiare le sue capacità indipendentemente dai risultati ottenuti. Porsi degli obiettivi minimi per l’inibizione motoria, come una semplice uscita al parco.

–       Rafforzare l’immagine del bambino. Ogni sua conquista, non in termini scolastici, di voti, ma di “buone intenzioni”, “rispetto delle regole”, quando racconta di sé o accetta una passeggiata potrà essere una stella da aggiungere al suo tabellone. Non seguirà in questo caso un bene materiale, ma la soddisfazione di vedere accumularsi facilmente stelle. I messaggi al bambino dovranno essere positivi e incoraggianti. Eliminiamo i “non “dal nostro vocabolario per trasformarli in “puoi”.

–       I no. E’ importante essere coerenti. Un no deve essere condiviso da entrambi i genitori e non deve essere una sorpresa per il bambino. Le regole devono essere state stabilite precedentemente e l’azione dei genitori deve essere coerente ad esse.

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