Piccolo vademecum per genitori alle prese con bambini e ragazzi con difficoltà scolastiche


LEGGE SULLA DISLESSIA

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dislessia/dm_20110712.pdf

 STEP PER LA DIAGNOSI

–       prima valutazione e primo intervento. A distanza di 6 mesi a seguito dell’intervento si procede con una nuova valutazione.

–       In caso di “diagnosi di DSA”: far protocollare la diagnosi. Che cosa vuol dire protocollare? La segreteria della scuola deve mettervi un numero preso dal registro del protocollo. Con questo si attesta ufficialmente che la scuola ha ricevuto la documentazione.  Il numero di protocollo deve essere messo sia sulla copia che depositate sia su quella che rimane in vostro possesso. Insieme alla diagnosi si consiglia di fare la richiesta per poter accedere ai documenti amministrativi e ai verbali di classe in modo da poter conoscere le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi che si intendono utilizzare.

–       Stesura del PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO

–       Individuazione di strumenti compensativi

–       E’ possibile fare richiesta alle insegnanti di diminuzione dei compiti nei giorni in cui il bambino è in riabilitazione

–       Nel momento di cambio di scuola: è importante chiedere un colloquio con il Dirigente Scolastico  per esporre la situazione e capire se c’è un insegnante di riferimento per i DSA.

DSA: DI COSA STIAMO PARLANDO?

 

I disturbi specifici dell’apprendimento sono i seguenti:

Dislessia: difficoltà nella lettura

Disgrafia:  difficoltà nella scrittura

Disortografia: errori grammaticali, mancanza di doppie, inversioni di lettere…

Discalculia: difficoltà nei calcoli e nella memorizzazione delle tabelline

Nota bene: La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara.

IL BISOGNO DI MOVIMENTO

Siete mai stati fermi vicini ad un bambino con DSA? Potreste diventare immediatamente insofferenti. Più sono giovani e meno stanno fermi, e a voi sembrerà di soffrire il maldimare. Un bambino con disturb dell’apprendimento   ha bisogno di muoversi, tanto e continuamente, almeno con una parte del suo corpo, e che il movimento può sembrare eccessivo ed essere scambiato per sindromi che non ha. Il bambino, quando si costringe a stare fermo, si sente male, ad alcuni comincia a girare la testa ed hanno la sensazione che il mondo intorno a loro non sia fermo ma giri o ondeggi, alcuni provano malditesta o nausea, alcuni cominciano ad avere dei problemi di percezione visiva, alcuni provano sensazioni di soffocamento e panico, alcuni perdono il senso dell’orientamento. I DSA tengono il mondo fermo muovendosi! C’è tanta energia che deve uscire dal corpo… e deve uscire!

A casa i ragazzi possono fare giochi e mille lavori di creatività, possono fare sport ed usare la bicicletta. E’ a scuola che soffrono terribilmente e pur di muoversi masticano le penne e le matite, scorticano le gomme e le riducono in mille pezzetti, accoltellano il diario e i quaderni, disegnano sul banco,imbrattano i muri, tagliano i vestiti propri e dei compagni, insudiciano i libri e i quaderni, si mettono a giocare con carte e pupazzetti portati da casa, cercano di mangiucchiare la merenda. Non è un problema di disciplina per i DSA, è un disagio molto grosso che viene sfogato in maniera scorretta verso se stessi, i compagni, gli insegnanti, i beni propri ed altrui.

Sappiate che il movimento e la stimolazione tattile permettono di imparare molte cose e facilitano la comprensione di quello che viene spiegato in classe.

Ci sono alcuni piccoli stratagemmi per aiutare un alunno a stare al banco e muovere solo le dita, la mano, un piede senza distrarlo e senza dare fastidio ai suoi compagni. E’ importante conoscere I tempi del bambino: per esempio un bambino può lavorare abbastanza bene seduto al banco mezz’ora. Poi possiamo dargli un incarico per farlo alzare e “canalizzare” all’esterno la sua frustrazione. (Vedi sezione: Organizzazione)

PERCEZIONE E IMMAGINI

I DSA, che sono molto più numerosi, e vari, di quello che si possa pensare, usano il cervello a modo loro. Fanno una gran fatica ad imparare in maniera linguistica perchè vivono in un mondo a più dimensioni e a volte in più mondi reali e fantastici contemporaneamente,  imparano in 3D dove tutti i sensi sono coinvolti. I disprassici fanno fatica ad apprendere cose che non conoscono dalle descrizioni, imparano sperimentando, guardando, annusando, ascoltando, gustando, toccando. Creano in continuazione nell’arco della loro vita. Solo dopo aver conosciuto una cosa, un materiale, una persona, possono riconoscerla in fotografia, successivamente in un disegno dettagliato, ed in sequenza in un disegno semplice, in uno schizzo, in un simbolo.

Non sottovalutate mai la qualità di una fotografia o di un disegno in un libro, in una verifica, in un test, un’immagine “non leggibile” può falsare il risultato. Le fotocopie dovrebebro essere sufficientemente grandi e meglio a colori.

Spesso un bambino con DSA ama disegare solo ciò che gli riesce bene. Stimolare il bambino all’osservazione della realtà e al disegno non è cosa semplice. Molto spesso questi bambini sono dei costruttori, leggono la realtà e apprendono più nel fare che attraverso un disegno. Potrebbe essere più utile proporre una pasta modellabile per realizzare un imagine che foglio e matita.

NON AMANO LA LETTURA. LEGGERE PER LUI

L’importante è leggere!

e se non puoi leggere? Se non riconosci i simboli? se non non puoi tenere fermi i simboli sul piano? se il piano continua a fluttuare nello spazio e nel tempo? se continuano a crearsi abbagli e macchie sul piano? se non capisci quello che leggi? se è terribilmente noioso quello che leggi e ti estranei?

E’ molto impegnativo lavorare su tutti i fronti per riuscire a leggere senza fare più così tanta fatica. Trovare soluzioni per individuare tempo, spazio, piano e posizione per ogni simbolo, ricordarsi di dare un suono diverso allo stesso simbolo quando è fermo in una certa posizione, escogitare sistemi per ridurre gli abbagli e le macchie, farsi piacere quello che non ci interessa affatto leggere, è tutto come un lungo percorso in salita. Chi, scegliendo di fare una passeggiata, impara a camminare prendendo sempre il percorso più arduo? quello pieno di buche, con ripide salite e discese, con i sasolini che ti fanno scivolare?

Non mettere il bambino in condizione di rinunciare a camminare perchè le strade proposte sono troppo difficili. Se lui si ferma, e lo lasci lì, non vedrà nulla che gli permetterà di voler fare la strada in qualche modo, non imparerà a riconoscere in anticipo gli ostacoli.

Leggi per lui, tanto, tantissimo, sin da piccolo. Mostrare i libri pieni di vita, colori e disegni. Interpretare e dare il tono alle frasi. Essere per lui la bicicletta che lo porta per la strada liscia ma anche piena di buche, in pianura ed in collina, con il sole, la pioggia, l’aria che gli sfreccia attorno

A questo proposito è importantissimo ricordare che il bambino con DSA se legge ad alta voce non comprende pienamente ciò che ha letto. E’ importante quindi per qualsiasi compito di ocmprensione del testo, per le consegne, per lo studio, leggere al suo posto in modo che lui possa ascoltare e comprendere. Non chiediamogli un compito di lettura se l’obiettivo è la comprensione. La lettura dobbiamo lasciarla ad altri momenti.

I DSA apprezzano i libri con le immagini tridimensionali, non ha importanza se escono dal foglio, E’ utile per i bambini piccoli avere più libri che valorizzino le immagini, e tra questi alcuni con fotografie al posto dei disegni. Le foto possono raffigurare persone, animali, luoghi, oggetti oppure riproduzioni di questi. Per quelli più grandi esistono libri create apposta per loro, molto più facili da consultare e quindi più stimolanti.

QUESTIONE DI ORGANIZZAZIONE

Tante materie, tanti libri, tanti quaderni… per il bambino con DSA è indispensabile l’ordine. Dobbiamo aiutarlo in questo. Come?

Una camera ordinate, uno spazio per studiare.

Alla parete: ogni materia (libri, quaderni e attrezzi) è separata dall’altra.

In corrispondenza di ogni materia, un cartellino con l’immagine della materia, la sigla dei giorni ed orari in cui c’è la materia e il nome dell’insegnate

Sul muro la tabella oraria settimanale per immagini e sotto il calendario verticale per il mese corrente. Può essere utile realizzare un calendario settimanale con tutte le attività anche extra scolastiche e relative alle routine familiari (sveglia, colazione, pranzo…). Questi accorgimenti sono fondamentali!!!

LE PROVE INVALSI

Le prove INVALSI non aiutano molto gli studenti, Per un DSA la prova Invalsi è un salto nel vuoto. Può avere una fortuna sfacciata come può fare un disastro e il risultato non dipende dalle sue abilità. Non ha importanza quanto si studia e ci si applichi durante l’anno scolastico, quante prove come esercizio preparatorio vengano svolte prima dell’esame… il risultato può essere molto deludente perchè non tiene conto dello stato emotivo dello studente in quella giornata, della comprensione del testo sotto stress, del numero e della maniera in cui sono formulate le domande, di come sono rappresentate graficamente e di come pensano i DSA. Ovviamente non si tiene conto neanche della voglia di fare il test e del grado di collaborazione… ci sono ragazzini che mettono le crocette a caso pur di togliersi l’impiccio il prima possibile.

Che fare? Applicare le norme per i dislessici spesso non è sufficiente. Si tratta di dare più tempo ai ragazzini con DSA. Ma se è vero che i dislessici possono aver bisogno di più tempo per leggere, è anche vero che un disortografico non sa che farci di più tempo a disposizione se non lo si lascia consultare il dizionario. Le scelte devono essere concordate con gli insegnanti. Non esiste una regola valida per tutti, ma dipende in larga parte da come sono I ragazzi, dale caratteristiche individuali.

MEMORIA E STUDIO

Per aiutare i bambini con DSA è utile proporre la trasformazione di sequenze di frasi da memorizzare in sequenze di immagini. Ecco che una poesia per esempio può essere rappresentata cercando e ritagliando nei libri figure che aiutano la memorizzazione e che devono poi essere disposte secondo una successione temporale.

Nello studio ciò si fa ancora più significativo. E’ indispensabile costruire le così dette mappe concettuali. Ne esistono già in uso su alcuni siti internet ma può essere bello realizzarle costruendo appositi quaderni divisi per materia.

Sono rappresentazioni grafiche di un insieme di concetti (= regolarità) in relazione tra di loro.
Si tratta di strutture concettuali nelle quali le informazioni su un certo argomento vengono rappresentate mediante nodi semantici (concetti) e legami commentati (etichette di testo).

 1. Si mette, racchiuso in un box, il concetto principale al centro o al
vertice dello ‘schema’.
2. Si sistemano gli altri concetti connessi al principale e tra loro con generalità 
decrescente (un concetto generale infatti è formato da altri concetti più specifici connessi tra loro).
3. Si stabiliscono le relazioni tra i concetti attraverso linee-legame o anche frecce.
4. Sulle linee e le frecce si esplicitano le diverse relazioni tra i concetti (etichette di testo).

QUADERNI E PENNE

Nella seconda metà del primo anno di scuola elementare le maestre propongono l’uso della penna cancellabile. Per il bambino disgrafico, disortografico e disprassico passare alla penna e al quaderno con le righe all’inizio è un sollievo. Il quaderno a quadretti, anche quello di 1 cm, crea disagio visivo a diversi DSA.

Le Paper Mate cancellabili sono ottime penne ma non sono adatte ai disprassici, disgrafici e disortografici. La mano fa male, la penna smette di funzionare correttamente dopo pochi giorni, il quaderno si riempie di aloni colorati, le mani sono sempre sporche e le scritte in parte si cancellano da sole.

La mano fa male perchè il bambino disgrafico e disprassico è costretto ad impugnare la penna con troppa forza. La Paper Mate cancellabile classica è a sezione circolare, impugnandola con forza preme eccessivamente su una terminazione nervosa del dito medio procurando tensione, dolore e crampi. Anche altri punti della mano sono doloranti per l’utilizzo eccessivo dei muscoli.

Smette di funzionare procedendo a saltelli nel rilascio del colore perchè l’innovazione di questo colore è la capacità di essere cancellabile grazie all’attrito della gomma. L’attrito provoca calore, il calore permette di rimuovere il colore. Una mano a temperatura normale non ha l’inconveniente di impedire al colore di stendersi sulla pagina, la mano bollente del bambino DSA invece manda in tilt la penna. Se fatta raffreddare la penna di solito riprende a scrivere, ma a scuola, quando sono costretti ad usare una sola penna alla volta e per lungo tempo, i bambini rischiano di rovinare tutto il colore e dover buttare la penna. Se un bambino è in difficoltà a scrivere non gli si può complicare la vita facendogli usare una penna che non scrive!

Le mani bollenti passano sulla pagina, si portano via il colore e lo diffondono tutto intorno creando aloni sgradevoli, le scritte sono meno leggibili e le mani sempre sporche. Prima di accusare i bambini o alunni di essere dei pasticcioni toccategli le mani… sono bollenti? Avete due soluzioni possibili: intervenire sul bambino o intervenire sulla penna.

Riassumo: il bambino disprassico e il bambino disgrafico hanno dolore alla mano quando scrivono e necessitano di una penna a sezione comoda ( di solito triangolare) che gli permetta di impugnarla senza contrarre troppo i muscoli e senza che questa schiacci i nervi delle dita. L’inchiostro deve essere fluido e scorrevole e non risentire del calore della mano.

La Paper Mate ha una penna economica a sezione triangolare che non è niente male e regge abbastanza bene anche le rosicchiature si trova anche in confezione da 4 con i classici colori utili per la scuola (blu, nero, rosso e verde)

La Stabilo è piacevole, con una forma che attira molto l’attenzione, anche in classe (mettete in conto che potrebbe essere persa facilmente nonostante la possibilità di inserire una etichetta con il nome del bambino). Il colore esce abbastanza bene ma il blu cancellabile risente del solito problema del calore della mano. La penna si trova in 4 colori di plastica e i refill esistono anche in altri colori rispetto al classico blu. C’è una versione per destroidi ed una per mancini. Nella confezione sono compresi alcuni refill (è difficile trovare i refill in commercio, questo vale per molte marche). E’ una penna eccessivamente costosa considerando che è per uso scolastico.

Guardatevi in giro, ci sono tante proposte di penne a sezione triangolare o con gommini sull’impugnatura che potrebbero rendere la scrittura più piacevole, più pulita e meno dolorosa. Provate, sperimentate e se le penne non sono troppe costose provate anche quelle per ragazzi più grandi o per ufficio.

Alcuni bambini trovano più comodo utilizzare per scrivere i pennarelli a punta più o meno sottile. Da una parte c’è il grande vantaggio di non trovare attrito sulla carta e poter lasciar andare la mano più facilmente, dall’altro ci sono vari inconvenienti che bisogna tener presenti:

se il bambino si ferma in un punto con la penna non succede nulla, se lo fa con un pennarello fora il foglio

se il quaderno è di fogli sottili il colore del pennarello sarà visibile anche sul retro del foglio, e in alcuni casi passerà sugli altri fogli

se il bambino sta passando una giornata no, o se non ha ancora padronanza della forza che imprime sul pennarello, potrebbe bucare il foglio e spaccare o rovinare la punta

se il bambino è un masticatore, rosicchiatore, può fare dei bei danni in classe se la saliva arriva al feltro, oltre che ritrovarsi la bocca e le mani colorate.

Una maniera per abituarsi al pennarello e scoprire tutte le sue caratteristiche è quella di giocare su un foglio di carta facendo dei ghirigori. Se i danni sul quaderno sono eccessivi, o se la lettura del retro diventa impossibile, meglio tornare alla penna.

PER GLI INSEGNANTI

L’insegnante deve:
- riconoscere e accogliere realmente la “diversità”;
- parlare alla classe e non nascondere il problema;
- spiegare alla classe le diverse necessità dell’alunno e il perché del diverso trattamento;
- collaborare attivamente con i colleghi per garantire risposte coerenti al problema;
- comunicare con i genitori

Le cose da non fare:
- far leggere il bambino a voce alta
- correggere tutti gli errori nei testi scritti
- dare liste di parole da imparare
- farlo copiare dalla lavagna
- farlo ricopiare il lavoro già svolto, perché scorretto o disordinato
- paragonarlo ad altri

E’ molto importante la comunicazione tra scuola e familgia.

Assicurarsi che il bambino scriva I compiti corretti sul diario e aiutarlo se sono complessi.

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12 pensieri su “Piccolo vademecum per genitori alle prese con bambini e ragazzi con difficoltà scolastiche

  1. Bell’articolo, scritto molto bene… però per me che son mamma di dislessico! purtroppo c’è ancora tanta “ignoranza”. Ma grazie alle persone come lei qualcosa si può fare…

  2. Daniela ha detto:

    Leggo oggi questo vademecum per la prima volta. Ho letto tante cose, finora, in tre anni da quando mia figlia è stata diagnosticata DSA. Ma è la prima volta che qualcuno ha l’accortezza di consigliarmi quali penne possono aiutare mia figlia a non stancarsi. Grazie, di cuore! Ho ricevuto tanta “accademia”, da logopedisti, neuropsichiatri, psicologi…ma non ho mai il quadro chiaro di cosa è dovuto al DSA e di cosa, invece, è dovuto ad immaturità, al comportamento oppositivo e la facile frustrabilità riscontrati dal neuropsichiatra. Leggo per la prima volta che il continuo muoversi, spezzettare cose, fa parte dello stesso disturbo. Secondo chi l’ha valutata, mia figlia, a parole, è disprassica, dislessica, disortografica. Ma la diagnosi non parla di disprassia, ma solo di un DSA lieve. E’ vero, è lieve. ne sono felice, ovviamente. Ma quello che mi chiedo è: può un disturbo che ti leva la possibilità di vivere senza essere giudicato negativamente (non sai stare un po’ ferma, guarda ti sei sporcata tutta mangiando, quanto sei disordinata, ma cos’hai scritto, non si capisce niente, parla più forte, ma come, non sai leggere l’orologio alla tua età? (9 anni)…), che ti ostacola didatticamente e socialmente, che ti rende goffa in qualunque cosa abbia a che fare con la manualità e la gestualità, che ti porta a pensare di essere incapace, essere definito “lieve”? A me sembra ENORME! E’ la formica che si insinua nel centro di calcolo e fa saltare tutto! Sono spaventata da quello che mia figlia prova quotidianamente, da quello che in tre anni non mi è stato detto. Ho bisogno di chi mi dica quali penne usare, non solo di quali programmi devo installare sul computer. E sarà facile, per lei, imparare a scrivere? O sarà un’ennesima frustrazione? Chiedo scusa, solitamente sono positiva ed ottimista. Combattiva lo rimango, perchè lo devo a mia figlia e a tutti i bambini come lei, e alla scuola e alla società che li DEVONO accettare. E, non ultima, lo devo a me stessa. Grazie per l’ascolto, Giovanna Giacomini!
    Daniela

    • Lara ha detto:

      Grazie Daniela per quello che hai scritto, non mi sento più tanto aliena.
      Ho le tue stesse paure, domande, frustrazioni etc. e davvero grazie 1000 Dott.ssa Giacomini per le informazioni da lei date e per il modo elementare e semplice con cui spiega i problemi dei nostri bimbi.
      Lara

  3. Monica Daniele ha detto:

    Si può bocciare un dislessico? Dopo un anno scolastico di frustrazioni sedute di psicoterapia a pagamento e nessun aiuto da parte degli insegnanti abbiamo deciso di fare scuola parentale. Una mamma

    • Cara mamma, è una domanda difficile. La mia risposta è che dipende, dal significato di bocciatura. E’ un anno di aiuto in più in vista delle scuole di grado superiore per fornire maggiori strumenti? O è una sconfitta degli insegnanti che dicono “non possiamo fare nulla”. O ancora è una punizione per un bambino o ragazzo che “non sa fare”. Una bambina che ho seguito si è fermata un anno in più. Ma per lei è stato un grande aiuto, perchè la scelta è stata fatta da tutti, perchè lei stessa non era pronta a un fiume di apprendimenti che la spaventavano. L’anno successivo è andata bene, e i successivi ancora meglio. Con le sue difficoltà. Ma più pronta ad affrontarle. Per altri invece la bocciatura non ha senso, perchè comunque si fa poco o niente per aiutarli.
      Una domanda: avete fatto psicoterapia o anche intervento riabilitativo sugli apprendimenti?
      Il nessun aiuto da parte degli insegnanti è la parte che fa più male. Ma cosa è successo? Il piano didattico personalizzato è stato fatto e rispettato?
      Come ci dice la legge 29 settembre “L’obiettivo del Pdp è permettere una buona/migliore qualità di vita ad ogni studente e studentessa con DSA, dando loro la possibilità di “imparare” nel rispetto delle proprie caratteristiche. È quindi un piano “didattico”. E personalizzato, perché i docenti delle diverse discipline, lavorando in “squadra”, dovranno considerare i punti di forza del proprio alunno e i suoi bisogni particolari, cioè personalizzarlo alle necessità del ragazzo. Questo significa l’utilizzazione, da parte dei docenti, pluralità di forme di trasmissione del “sapere”, in grado di prendersi cura dei ritmi e dei tempi di sviluppo di ciascuno, creando ambienti per l’apprendimento, cioè ambienti costruttivi, collaborativi, attivi, che favoriscano la curiosità intellettiva e dove prevalga un clima emozionale positivo.
      Ad elaborare i Piani sarà un team dei docenti o il consiglio di classe, anche attraverso una fase preparatoria d’incontro e di dialogo tra docenti, famiglia e specialisti nel rispetto dei reciproci ruoli e competenze.”.
      Un abbraccio

  4. Laura ha detto:

    sono mamma di un ragazzo dislessico e sono in seria difficoltà. Mio figlio frequenta la terza media. In prima se la cavava, in seconda ha cominciato ad essere indisciplinato (la classe lo favoriva, sono tutti piuttosto agitati e indisciplinati..) e diminuito lo studio, adesso è in terza e ha avuta 6 di condotta in pagella e 5 insufficienze. Noi genitori gli siamo sempre stati vicino, gli insegnanti hanno previsto un programma personalizzato per le sue difficoltà (dislessico, disprassico, discalculico) ma comunque il suo impegno è basso. Ama cucinare e abbiamo sempre sostenuto questa sua passione. Vorrebbe fare il cuoco e lo abbiamo accompagnato al colloquio di selezione per il percorso triennale con riconoscimento regionale presso una struttura formativa. Non l’hanno selezionato perchè ha una pagella negativa, una condotta bassa (voto), non penso per la motivazione perchè è motivato e consapevole dell’impegno richiesto da questa professione. Non abbiamo potuto fare altro che preiscriverlo ad un istituto alberghiero ma con tutte le sue difficoltà come potrà resistere e superare i due anni iniziali dove di laboratorio si fanno solo 4 ore settimanali e tutto il resto sono materie di studio (2 lingue) dove il livello di impegno richiesto e attenzione è superiore alle sue capacità?
    Mi chiedo: ma allora dove possono andare i ragazzi come mio figlio che vorrebbero formarsi attraverso la pratica più che attraverso la teoria? se anche i corsi prof.li regionali sono riservati a chi è “bravo” a scuola cosa possono fare i ragazzi come mio figlio? sembra che si debba cadere così in basso per poi andare a fare corsi di recupero per ragazzi con problemi di abbandono scolastico….. scusate lo sfogo ma sono molto triste in questi giorni
    Laura D

    • Mi scuso per il ritardo con cui pubblico questa lettera così sentita e così purtroppo vera. Molti genitori si trovano a dover affrontare difficoltà soprattutto quando i ragazzi con dsa crescono e le richieste della scuola, della nostra scuola italiana in particolare, non sono adeguate a loro. Già perchè io penso che la scuola dovrebbe permettere a tutti di formarsi: formare persone e professionisti di vari settori ha poco a che fare con il consocere capitoli e capitoli di storia. Ci sarà mai un apprendimenento seriamente individualizzato? Dove tutti in base alle proprie caratteristiche (e non le chiamo difficoltà volutamente) possano costruire il proprio futuro.
      Vi sono molto vicina. Quello che possiamo sperare è che possa trovare insegnanti preparati e flessibili… qualità che spesso manca e che si nasconde dietro a frasi come “c’è il programma da seguire”.
      Un abbraccio

      • gianna dalla costa ha detto:

        Salve, io sono una maestra con 27 anni di esperienza e da 10 anni mi occupo di DSA. Ho fatto molta formazione e a tuttora continuo a farla. Condivido le preoccupazioni dei genitori e le comprendo profondamente. Ma comprendo anche gli insegnati che si trovano ad operare in classi sempre più numerose e con sempre meno risorse e con bambini e ragazzi sempre più problematici. Quando ci si trova a insegnare in una classe prima con più di 20 o 25 alunni, con un’alta percentuale di stranieri non alfabetizzati, con alunni anticipatari che hanno 5 anni e non hanno mai frequentato la scuola dell’infanzia, con bambini iperattivi e con disturbi dell’attenzione e con bambini che solo alla fine della classe seconda verranno diagnosticati come DSA, anche la più elevata delle competenze serve a poco. L’insegnante che, come me, si troverà a lavorare per 22 ore in una classe così, senza compresenze e senza nessun sostegno, purtroppo, nonostante l’impegno assiduo e l’impiego estremo di tutte le energie, non riuscirà a garantire a ogni bambino un insegnamento personalizzato e il realizzarsi completo del diritto allo studio. Sono la prima a sostenere che la scuola non deve massificare gli allievi e non deve togliere la loro originale diversità in favore dell’omologazione ma un’insegnante sola, con una classe numerosa di bambini tutti diversi e tutti bisognosi di un percorso personalizzato, ad un certo punto si deve arrendere perchè mancano le energie, il tempo e la possibilità di attuare ciò che si sa e che si vorrebbe fare. Io cerco di superare gli ostacoli appoggiandomi molto ai genitori a cercando molto la loro collaborazione sia come aiuto che come ricerca di strategie per il superamento delle difficoltà che impediscono una vita scolastica serena, ma alla fine, pur col loro aiuto, sono io che me la devo vedere con la classe. Chiedo l’aiuto dei servizi sociali che purtroppo sono spesso intasati e che, nonostante la disponibilità, mancano del tempo necessario per poter supportare settimanalmente la scuola.
        Nella mia classe ho adottato per tutti i metodi e le strategie che sono consigliate per gli alunni con DSA e questo non significa facilitare troppo il percorso, come alcuni sostengono, ma significa semplificare il percorso per raggiungere gli stessi obiettivi. Tutti scrivono i testi al pc e tutti hanno imparato a costruire le mappe concettuali. Ad ognuno viene dato il tempo di cui ha bisogno, alcuni svolgeranno 20 operazioni, altri ne svolgeranno 15, altri ne faranno 10 e altri 5 ma tutti sapranno il procedimento per svolgere le 4 operazioni. Qualcuno farà il testo da solo, altri lo faranno a coppie; alcuni avranno uno schema, altri una scaletta, altri ancora avranno delle immagini. Non esiste più la classe statica di alunni seduti tutti al proprio posto, vi è un’aula laboratorio dove si sperimentano le varie discipline. In questo modo i bambini crescono nella consapevolezza del valore della diversità. In questi anni mi è andata bene e penso che siamo sulla buona strada ma siamo ancora molto lontani da una scuola a misura di bambino con DSA.
        A volte mi domando se avrò sempre le energie per affrontare questo lavoro anche negli anni a venire, che sono ancora tanti davanti a me ed ho la consapevolezza che al di là degli idealismi delle leggi, in questo arduo percorso, Insegnanti e genitori sono molto spesso lasciati da soli e tutto ciò che di positivo si riesce a realizzare, lo si deve all’inventiva degli insegnanti e questo non è giusto perchè non tutti, nonostante gli sforzi, riescono a trovare le strade più adatte.
        Gli insegnanti sono spesso criticati e sminuiti nel loro lavoro. Giudizi spesso superficiali e affrettati, demoliscono l’immagine sociale degli insegnanti e intaccano la loro professionalità. Le leggi sul pensionamento tardivo contribuiscono all’invecchiamento del corpo docente e non favoriscono un atteggiamento flessibile e positivo verso i percorsi alternativi e innovativi e tutto questo è un problema da non sottovalutare. Io vedo colleghe/i che si consumano nel loro lavoro, vedo insegnanti che perdono le notti a pensare alle loro classi e che sono esausti e preoccupati perchè consapevoli delle loro responsabilità e delle loro limitate risorse ed energie. I genitori spesso sono lasciati soli nel loro percorso e lo stesso vale per gli insegnanti che non hanno mezzi e strumenti e che non possono contare su nessuna risorsa della scuola. Certamente la mia può sembrare una visione pessimistica ma, a mio avviso, oggi all’ insegnante si richiede che sappia insegnare in modo moderno tutte le discipline comprese musica, artistica, ed. fisica, informatica, che sia un pò psicologo e un pò terapeuta, che sia un pò educatore e un pò genitore ma soprattutto che abbia energie illimitate e pile mai scariche.

      • Una bella testimonianza di chi si trova dall’altra parte della barricata e che lavora con passione e coraggio. Perchè sicuramente condivido appieno che oggi ci vuole anche molto coraggio per intraprendere e proseguire la trada dell’insegnamento. Molto spesso ostacolata proprio dalla stessa politica che ladovrebbe sostenere e conoscere.
        Se da una parte gl iinsegnanti si devono formare e aggiornare, dall’altra ai genitori dovrebbe appartenere in primis il compito educativo spesse volte delegato a scuola o a contesti extra scolastici.
        Allo stato invece il compito più duro: cambiare. Perchè ho come l’impressione che chi scrive di scuola (leggi), in realtà questa scuola la conosca molto poco. Cordialmente G.

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