Lo sviluppo affettivo è sviluppo cognitivo


E’ importante sottolineare che lo sviluppo emotivo procede parallelamente ed è interconnesso allo sviluppo cognitivo, lo sviluppo emotivo è sviluppo cognitivo (Bosi, 2001)

E’ nella relazione con l’altro e attraverso gli stati emozionali della relazione che si struttura e prende forma l’attività mentale, la rappresentazione di sé e dell’altro.

Lo spavento di un neonato o di un bambino ad un rumore improvviso o violento è una reazione legata ad una percezione, mentre la vera paura è un’emozione non legata necessariamente ad uno stimolo ma ad un pensiero.. “ se mamma non torna?”… “perché mi lascia”?.. questi ingredienti  cognitivi, questi pensieri generano sentimenti e sono parte integrante dello stato psicologico emotivo.

L’interpretazione, la lettura del comportamento e delle emozioni del bambino da parte dell’adulto determinano le sue strategie, il suo intervento, il suo agire educativo e sappiamo come è fondamentale nella pratica educativa averne consapevolezza. La  relazione educativa si basa su forme di gratificazione, disapprovazione, e “rinforzo”. Lo sviluppo del bambino procede attraverso esperienze di frustrazione e di gratificazione ed entrambe possono essere sia interne che esterne.

Le frustrazioni interne sono determinate dal senso di impotenza del bambino, quelle esterne provengono dalle decisioni degli adulti, dal doversi assoggettare alle regole.

Mentre le gratificazioni interne derivano dal piacere del gioco, dal fare, dal senso di competenza, quelle esterne sono legate alla forma di approvazione, di accettazione, di conferma da parte dell’adulto. Le gratificazioni si trasformano in stati d’animo positivi, in forme di auto approvazione determinando sicurezza. Inversamente un bambino mortificato, non apprezzato non può contare sul proprio rinforzo interno in quanto la rappresentazione di sé, di ciò che sta costruendo sulla base delle interazione con l’altro, è una rappresentazione di inadeguatezza e di non accettazione. E’ la relazione a costruire e a sorreggere la motivazione del bambino, una risposta emotiva positiva nell’interazione con il bambino gli insegna a provare piacere e soddisfazione per le proprie acquisizioni e competenze.

Perché i sentimenti e le emozioni dell’educatore, del genitore, dell’insegnante si trasformino in risorsa positiva è necessario averne consapevolezza.

L’adulto rappresenta l’unico punto di riferimento del bambino e in quanto tale lo espone a richieste e proiezioni che sono massicce, immediate e totali.

Che impatto hanno sull’adulto l’intensità emotiva e l’urgenza espressa dal bambino? quali risonanze emotive evocano?

La consapevolezza emotiva non è un dato personale ma l’esito di un processo di crescita, un impegno personale.

Quando gli echi interni rimandano ad emozioni negative o a nodi irrisolti, a relazioni scomode, il bambino rischia di non essere percepito in modo neutro ma viene investito di contenuti ed emozioni che non gli appartengono, quando invece il comportamento del bambino ci disturba internamente, vuol dire che tocca risonanze interne e spesso è più facile non riconoscerle, negarle o reprimerle anzichè esserne consapevoli.

La pratica educativa ci offre moltissimi esempi di come l’inconscio suscita emozioni e interpretazioni diverse di uno stesso comportamento del bambino.

Di fronte al comportamento irrequieto di un bambino ci sono educatori, genitori che esprimono un forte disagio, altri invece non sono affatto infastiditi dallo stesso comportamento che viene definito non più irrequietezza ma vivacità…

Tutto ciò pone una riflessione che si sposta dalla famiglia, che ha il ruolo educativo primario, alla scuola. Se il processo cognitivo è correlato allo sviluppo affettivo, all’autostima del bambino, allora la scuola non può non tenerne conto. E’importante quindi che chi si relaziona con i bambini, sia esso un genitore, sia un educatore o un insegnante, agisca anche e contemporaneamente in modo corretto sul piano affettivo del bambino. E per fare questo bisogna allontanarsi dallo spontaneismo, è necessaria una puntale ed efficiente preparazione. Per poter riconoscere prima di tutto in se stessi la dimensione affettiva che ci accompagna, per non trasferire vissuti negativi, per mettere in luce le emozioni positive, la nostra motivazione a…, saper riconoscere le difficoltà nascoste dell’altro, imparare un metodo.

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